Perchè un fisco migliore per un'Italia migliore?
L’Italia avrebbe necessità di un fisco migliore per essere un’Italia migliore. Il nostro Paese versa in una situazione finanziaria poco felice, gravato da un pesante debito pubblico che andrebbe gradualmente alleggerito ma che purtroppo tende a crescere. L’ottimizzazione del sistema impositivo fiscale potrebbe permettere di gestire meglio i bilanci statali controllando il deficit e gettando le basi per l’attacco al debito statale.
Impostare un nuovo sistema fiscale è come piantare un albero, se prima non si provvede a rimuovere quanto potrebbe ostacolarne la crescita, si rischia un insuccesso.
Nel contesto nazionale diversi sono gli “ostacoli” sui quali intervenire: l’Amministrazione Fiscale e la sua organizzazione, la complessità del sistema, i livelli di tassazione, l’adesione dei contribuenti, ecc.
OCSE e FMI sostengono che per una crescita economica equa e sostenibile sia necessario disporre di un sistema impositivo ottimale che soddisfi una serie di requisiti. In particolare si parla di efficienza, equità, semplicità, sostenibilità
Il difficile contesto Italiano
Sarebbe necessario un fisco migliore per un’Italia migliore, ma il contesto deve cambiare. Quello Italiano è un contesto che ostacolerebbe il buon funzionamento di qualsiasi tipo di sistema impositivo fiscale.
Sono presenti alcuni elementi critici che è necessario risolvere se si vuole implementare un nuovo sistema impositivo che risulti più funzionale alle esigenze. Per approfondire
Fare impresa è un'impresa
Ogni sistema fiscale deve saper raccogliere un volume di tributi sufficiente alle necessità del Paese. Questo è possibile solo in presenza di una condizione economica florida in modo che si possa produrre ricchezza. Il soggetto capace di produrre ricchezza sono le imprese, è importante agevolarle.
Nel nostro Paese nonostante le recenti migliorie introdotte non è il posto migliore per creare un’impresa e per farla crescere a dimensioni che diano competitività. I partner europei ci sono sempre un passo avanti.
La Pubblica Amministrazione è poco attrezzata a rispondere alle esigenze delle PMI, l’accesso ai finanziamenti pubblici dedicati non è semplice. La regolamentazione di riferimento è complessa e a volte neppure coerente, questo penalizza la competitività delle imprese.
I guai dell'Amministrazione Fiscale
Parlando di fisco migliore per un’Italia migliore non si può prescendere di parlare dell’Amministrazione Fiscale. L’Amministrazione Fiscale nazionale si avvale della presenza di una serie di competenze distribuite a vari soggetti. Ogni soggetto possiede un differente status giuridico e di trattamento del personale, il sistema nel suo complesso risulta troppo frammentato e con scarsa univocità nel perseguire gli obiettivi di Politica Fiscale assegnati.
Attualmente i soggetti in campo sono: MEF Ministero Economia e Finanze, Agenzia delle Entrate, Agenzia Dogane e Monopoli, Guardia di Finanza, INPS. Il fornitore dei servizi tecnologici è SOGEI (Società Generale d’Informatica spa), le consulenze sono di SOSE (Soluzioni per il Sistema Economico spa).
In passato la creazione delle Agenzie rappresentò un buon passo di modernizzazione, ad esso si sono aggiunte poi una serie di “aggiornamenti e piccole riforme” che purtroppo per ora non hanno inciso come sarebbe necessario rispetto l’efficienza globale del sistema.
L’efficienza dell’Amministrazione Fiscale nel suo complesso è indispensabile per stimolare la tax compliance degli utenti. Per recuperare efficienza andrà migliorato il coordinamento tra soggetti con chiara divisione dei compiti, strategia comune e organizzazione funzionale a realizzarla. Serve condivisione e collegamento tra banche dati, allineamento degli indici di performance dei soggetti con gli obiettivi strategici del sistema.
In questo campo le risorse umane della PA, giocano un ruolo notevole nel determinare efficacia ed efficienza del sistema. Sono richieste competenza e capacità di interfacciarsi con l’utenza per assistere nell’interpretazione e disbrigo di regolamenti e pratiche.
Ogni riforma fiscale dovrebbe tenere conto e intervenire anche su tutto questo.
Tax Compliance e Tax Gap
Per Tax Compliance si intende il livello di adesione spontanea del contribuente agli obblighi fiscali. Favorita da due fattori, da una parte la qualità dell‘assistenza ricevuta e la semplicità degli adempimenti, dall’altra la lotta all’evasione fiscale.
Il Tax Gap è l’indicatore dell’evasione fiscale, rappresenta la differenza che si riscontra confrontando il gettito raccolto con quello che era atteso. Calcolabile per una singola imposta o per l’intero sistema fiscale.
Nel panorama delle varie imposte in vigore nel nostro Paese, quelle a peggiore Tax Gap sono IVA e IRPEF per il lavoro autonomo e società. Gli “ammanchi” per queste voci valgono circa il 30% dell’evasione fiscale annua complessiva. I T-gap di IRES-IRAP hanno volumi inferiori e ancora meno quelli di IMU-TASI.
Per i gap IVA e IRPEF il trend nel tempo è a peggiorare, il loro deficit di entrate annualmente corrisponde a circa 35 milioni di euro per IVA e 32 milioni per IRPEF, rispettivamente 2,1% e 2% del PIL. Il gap IVA italiano è mediamente di valore doppio rispetto quello dei paesi dell’Unione Europea.
La piaga dell'evasione fiscale
L’incivile fenomeno dell’evasione fiscale incide non solo sull’equità del sistema impositivo ma anche sulla sua efficacia e sostenibilità nel tempo.
Il deficit di entrate fiscali potenziali, rappresentato dall’evasione, limita e mina le manovre di politica fiscale che si potrebbero adottare, specie in presenza dell’alto debito nazionale italico. L’effetto è anche quello di sottrarre risorse per riforme e rilancio del Paese, quello di incrinare il patto sociale tra categorie (dipendenti e partite IVA) e territori (al sud l’incidenza di evasione è decisamente più alta).
Ridurre l’evasione è indispensabile, permetterebbe di alleggerire la pressione fiscale e di disporre di maggiori risorse per erogare i servizi pubblici. Sapendo che il volume annuo di evasione è stimato attorno ai 100 miliardi di euro, capiamo quante risorse si potrebbero recuperare, l’evasione annua vale circa la metà di quanto assegnato dal recovery fund, che però è una tantum.
Molte sarebbero le modifiche da fare, comprendono anche la semplificazione del sistema impositivo l‘assistenza ai contribuenti e lo stimolo della loro autocompliance.
Si rende necessaria un’opera di semplificazione della legislazione tributaria oberata da migliaia di Leggi Regolamenti Pareri Circolari e Sentenze. Una giungla chè è anche causa di disparità di trattamento tributario verso i cittadini e fonte di appigli per l’elusione.
L‘Amministrazione Fiscale deve essere messa nelle migliori condizioni di operare, integrando le carenze numeriche e qualitative di personale, adeguando le necessità di strutture e strumenti, ottimizzando la produttività del lavoro al fine di garantire adeguati livelli di assistenza e di accertamento.
Si deve incrementare la capacità del sistema di misurare e tassare in modo equo e efficace quelle voci che attualmente possono essere occultate o eluse.
Trasformare il contribuente in un complice
La Tax Compliance o autoadesione del contribuente deve crescere, per svilupparsi richiede due elementi Il primo è un sistema semplice e amichevole, il secondo è un buon livello di deterrenza. La deterrenza è quella componente psicologica che sconsiglia l’evasione perchè ritenuta troppo rischiosa. La deterrenza sussiste se il contribuente è consapevole che esistono una efficace attività di accertamento e la certezza di ricevere una sanzione adeguata che sarà riscossa sicuramente.
Una buona notizia è che nel 2019 pare si sia riusciti ad abbattere del 20% il valore di evasione annua limitandola a 80 miliardi, significa che l’impresa è possibile
Un fisco migliore per un'Italia migliore: i requisiti per un buon sistema impositivo
Chiunque voglia realizzare un fisco migliore per un’Italia migliore dovrà tener conto sia degli elementi critici sopra illustrati che del rispetto di alcuni caposaldi necessari a garantire un buon funzionamento, suggeriti anche da OCSE e FMI.
Efficienza
Quando su un bene di consumo viene gravata un’imposta si produce un “effetto distorsivo”, quello di sottrarre reddito al consumatore e di conseguenza rendere più difficile la vendita di quel bene. Bene che per esempio potrebbe essere surrogato con un altro o acquistato in quantità inferiore. Il punto è non tanto il destino di un bene ma il fatto che applicando l’imposta a tutti i beni si verifica una complessiva perdita di reddito e quindi di benessere sociale.
Quando si decide di introdurre o modificare un’imposta se ne deve valutare l‘efficienza cioè essere sicuri che il suo effetto “distorsivo” sui consumi non determini un calo di entrate fiscali. Questa distorsione renderebbe controproducente per il sistema impositivo la sua introduzione.
Un’imposta potrebbe essere inefficiente se la sua aliquota è eccessiva, oppure se impatta sulle materie prime di un processo produttivo per poi ricadere su tutti i passaggi produttivi.
Equità
Quando si scrive la legge di bilancio il modo di gestire le imposte non deve creare o favorire situazioni di disuguaglianza, che potrebbe essere territoriale, generazionale, di censo, di genere o altro tipo.
Un’imposta equa “rispetta” la capacità contributiva e la forza economica di tutte le categorie.
L‘equità orizzontale vuole che a pari capacità contributiva sia applicato un medesimo prelievo, cosa che non sempre succede (pari capacità contributiva potrebbe a seconda della categoria subire tassazione differente).
L’equità verticale vuole che a maggior capacità contributiva corrisponda maggior ammontare di imposta. Solitamente la capacità contributiva è misurata dal reddito, si parte da un livello di esenzione e si sale per fasce o scaglioni.
Semplicità
Il “sistema contributivo semplice” è quello che ha regole chiare e comprensibili, che favorisce l’adempimento spontaneo, limita i tempi per gli adempimenti e fa sì che i controlli siano semplici. Quando nella Pubblica Amministrazione alberga la complessità ne derivano barriere allo sviluppo economico, questo succede anche con il sistema fiscale.
Sostenibilità e stabilità
Il sistema fiscale è “stabile” se capace nel tempo di garantire un costante flusso di entrate tributarie senza richiedere continui aggiustamenti alla politica fiscale. Un sistema fiscale stabile è sostenibile per il Paese nel lungo periodo e supporta l’economia.
Per essere stabile e sostenibile il sistema impositivo deve saper “resistere” alle molte variabili che ne possono disturbare l’equilibrio. Possono essere di ostacolo i trend demografici, economici, ambientali e sociali, concorrenza fiscale tra stati, elusione fiscale.
Per capire la difficoltà a realizzare un sistema stabile si pensi all’influsso esercitato della “ciclicità” dell’economia sul volume delle entrate fiscali. Il ciclo economico negativo erode le entrate da imposte sulle società e sui consumi, fortunatamente ha meno effetto sui redditi da lavoro e sui contributi sociali (elementi correlati all’andamento dei salari e del mercato del lavoro).
Un fisco migliore per un'Italia migliore: ogni imposta è diversa dalle altre
Come già illustrato in precedente articolo il sistema fiscale può essere organizzato utilizzando un mix tra differenti imposte. Ogni imposta ha una sua efficienza, in termini di tassazione ottimale, e può avere minori o maggiori effetti sul flusso complessivo delle entrate fiscali. Ecco una panoramica delle caratteristiche legate alle imposte di maggior peso nel nostro sistema fiscale. Anche queste caratteristiche vanno considerate se si punta a un fisco migliore per un’Italia migliore.
IVA
L‘Imposta sul Valore Aggiunto si basa sulla Direttiva Comunitaria 112 del 2006. Tutti gli Stati sono chiamati a imporre un’aliquota IVA non inferiore al 15% sulla quasi totalità di beni e servizi, sopra il 15% ogni Stato decide la propria aliquota. Nel nostro Paese ordinaria è 22% poi per alcuni beni si applica: 10% ridotta, 4% minima, e in alcuni casi 5%.
Il tributo IVA grava sul consumatore finale che non può ne detrarre ne avere rimborso. Rappresenta una delle principali voci di entrata tributaria, nel 2019 vale il 29% delle entrate e l’8% del PIL. Rappresenta fonte di entrata anche per l‘Unione Europea che riceva parte dei proventi.
Il suo gettito è direttamente legato all’andamento dei consumi e non è legata al reddito del contribuente (regressiva al reddito). Nei confronti delle imposte sul reddito, IVA ha minore impatto sulle decisioni economiche di famiglie e imprese.
E’ tra le imposte quella che presenta il più alto tax gap (36.000 milioni di euro) e propensione all’evasione (27,4%). Un’aliquota IVA eccessiva incoraggia il passaggio al sommerso di beni e servizi occultabili al fisco (es quelli che si possono pagare in contante). L’aumento delle aliquote IVA è un metodo efficiente per aumentare il volume delle entrate fiscali ma se si eccede il suo è un breve effetto, seguiranno un calo dei consumi, dell’occupazione e del PIL e quindi del gettito fiscale complessivo.
Pur non essendo legata al reddito è evidente che i redditi inferiori sono più colpiti da eccessi di questa imposta. Al fine di aiutare i redditi più bassi, è possibile ridurre l’IVA su prodotti e servizi di base, risulta però più equo ed efficace ricorrere a “trasferimenti” in sede di dichiarazione del reddito a favore dei più deboli.
In generale per IVA la strada dovrebbe essere quella delle aliquote non eccessive, affiancate da strumenti che contrastino il sommerso (es fatturazione elettronica) e da un sistema di controlli mirati per le situazioni a rischio.
IRPEF
L‘Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche è la principale voce di entrata tributaria nazionale, nel 2019 pari al 41% del totale e 11% PIL. Grava sui redditi dei concittadini prodotti in Italia e all’estero e su quelli degli stranieri prodotti nel Paese.
Interessa 40 milioni di contribuenti, si applica per aliquota progressiva secondo scaglioni di reddito, nel 2021 le aliquote erano 23%, 27%, 38%, 41%. Irpef ha un tax gap di 32.000 milioni e propensione all’evasione del 68%, Il gap è relativo alla parte di IRPEF da lavoro autonomo e l’impresa.
Pacifico che un IRPEF eccessiva deprime il reddito e quindi i consumi specie delle fasce disagiate. L’aumento ha anche risvolti sul mercato del lavoro influendo sulla decisione dei soggetti di “quanto” lavorare e sulla media delle ore lavorate. Per contro il calo di IRPEF riduce il costo del lavoro e incrementa la richiesta di manodopera.
L’imposta IRPEF adeguatamente utilizzata è strumento efficiente per bilanciare le diseguaglianze di reddito, per esempio applicando diverse aliquote per scaglione. Per ottimizzare la gestione dell’IRPEF si possono affiancare più azioni: ridurre il carico fiscale alle fasce di reddito basse, ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente (cuneo fiscale), obbligo di pagamento con metodi tracciati per avere diritto alle detrazioni fiscali.
IRES
L’Imposta sui Redditi delle Società ha aliquota del 24%, si applica ai redditi prodotti da società e enti pubblici e privati nazionali o non ma attivi nel Paese. Contribuisce a circa il 7% delle entrate tributarie complessive.
A livello di curiosità si ricorda che un taglio di aliquota IRES dovrebbe avere effetto di attrarre capitali esteri migliorando la competitività del Paese. Questo però funziona solo se non sussistono altri elementi disincentivi quali un eccesso di vincoli e/o regolamenti amministrativi.
L’aumento dell’aliquota ha effetto di ridurre il rendimento da impresa e di conseguenza deprime gli investimenti delle imprese. Vi è anche l’effetto di disincentivare l’arrivo di imprese straniere-multinazionali, questo può anche significare minor trasferimento di conoscenze per il Paese.
Di solito si agisce su IRES tramite misure agevolative in funzione della base imponibile, l’effetto è quello di un aumento degli investimenti delle imprese con atteso aumento di produttività, a patto che la durata dell’incentivo giustifichi la pianificazione di nuovi investimenti.
Le misure agevolative di solito hanno la forma di aliquote agevolate e/o crediti d’imposta. IRES permette parziale deducibilità degli utili sugli interessi passivi sul capitale preso a prestito, questo potrebbe spingere l’impresa verso l‘indebitamento piuttosto che verso l’autofinanziamento . Questa caratteristica potrebbe anche penalizzare i settori produttivi basati sulla “conoscenza” che utilizzano beni immateriali e difficilmente hanno accesso al credito.
Una disciplina per l’adempimento IRES complessa rappresenta un maggior onere prima per le imprese e poi per lo Stato che dovrà gestire e controllare il tutto. Questo vale per tutte le imposte.
Come potrebbe essere il fisco nel futuro? leggi il prossimo articolo
Leggi altri articoli correlati “il sistema tributario italiano” “decentramento tributario” “fisco competitività benessere“
Partecipa anche tu al blog
Lascia un tuo commento o suggerimento, utilizza l’apposito spazio sottostante.
Se vuoi essere avvisato quando sono pubblicati nuovi articoli iscriviti alla nostra newsetter con l’apposito modulo disponibile nella barra di scorrimento laterale.
Se hai gradito l’articolo ne siamo felici. Aiutaci a diffonderlo, condividilo sui social. E’ semplice usa i pulsanti social disponibili nella pagina. Grazie per il tuo aiuto.
Puoi contattarci per informazioni o per inviare tuo materiale andando alla sezione “contatti”.