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Rete per la valutazione degli obiettivi del PNRR

Per valutare l’andamento degli obiettivi del PNRR è in funzione un’apposita rete. Ecco gli “indicatori comuni” e gli “indicatori di impatto”. La burocrazia sovranazionale e il PNRR.

Rete per la valutazione degli obiettivi del PNRR: di cosa si tratta?

Curiosando tra i documenti disponibili sul portale di Italia Domani (il PNRR nazionale) si viene a conoscenza del fatto che è attiva quella che viene definita “rete per la valutazione degli obiettivi del PNRR”.

Considerando i contenuti del nostro articolo dedicato agli “effetti del PNRR“, viene da chiedersi se la “rete” in oggetto possa in qualche modo essere utile per monitorare gli “effetti” che la graduale realizzazione del PNRR produce nel nostro Paese. Per saperne di più abbiamo realizzato questo piccolo approfondimento.

Dalla documentazione disponibile emerge che sono attivati due tipi di indicatori: Indicatori comuni (comuni a tutti i PNRR nazionali) e Indicatori correlati agli obiettivi di Agenda 2030.

Anticipiamo al lettore che purtroppo nessuna di queste due famiglie di indicatori è inserita in un sistema per il monitoraggio degli “effetti attesi” del PNRR.

Ecco i dettagli della questione.

Indicatori comuni

La prima componente della Rete di valutazione degli obiettivi del PNRR, è costituita dai cosiddetti “indicatori comuni”.

E’ risaputo che la Commissione Europea tiene attentamente sotto controllo il rispetto delle 527 condizioni (milestone e target) previste dal PNRR, condizioni che vincolano l’erogazione delle tranche di finanziamento periodiche.

Meno noto invece è che la Commissione Europea tiene monitorati anche una serie di 14 “indicatori comuni” che rilevano lo stato di avanzamento dei vari PNRR dei Paesi membri. Questo monitoraggio ha solo scopo informativo, ergo l’andamento degli indicatori non è legato e non vincola l’erogazione dei finanziamenti ai Paesi. Per dettagli vai al portale e cerca indicatori comuni su Italia Domani 

Si tratta di una serie di indicatori quantitativi, contemplati da tutti i PNRR e per questo definiti “comuni” (comuni a tutti i Paesi). L’idea è quella di “misurare” i progressi ottenuti nel loro complesso dalla realizzazione dei Piani di Ripresa e Resilienza di tutti i partner comunitari.

In pratica gli indicatori comuni illustrano lo “stato di avanzamento complessivo” (comunitario) dei “risultati” dei PNRR. Risultati che agendo sinergicamente tra loro dovrebbero esercitare i loro effetti sui “6 Pilastri” del Dispositivo RRF (vedi articolo sugli effetti del PNRR per chiarimenti sui pilastri). 

Ecco l’elenco dei 14 indicatori comuni:

  • 1. Risparmi sul consumo annuo di energia primaria;
  • 2. Capacità operativa supplementare installata per l’energia rinnovabile;
  • 3. Infrastrutture per i combustibili alternativi (punti di ricarica/rifornimento);
  • 4. Popolazione che beneficia di misure di protezione contro inondazioni, incendi boschivi e altre catastrofi naturali connesse al clima;
  • 5. Abitazioni aggiuntive con accesso a Internet fornito attraverso reti ad altissima capacità;
  • 6. Imprese beneficiarie di un sostegno per sviluppare o adottare prodotti, servizi e processi applicativi digitali;
  • 7. Utenti di servizi, prodotti e processi digitali pubblici nuovi e aggiornati;
  • 8. Ricercatori che lavorano in centri di ricerca beneficiari di un sostegno;
  • 9. Imprese beneficiarie di un sostegno (tra cui le piccole imprese, comprese le microimprese, medie e grandi imprese);
  • 10. Numero di partecipanti in un percorso di istruzione o di formazione;
  • 11. Numero di persone che hanno un lavoro o che cercano un lavoro;
  • 12. Capacità delle strutture di assistenza sanitaria nuove o modernizzate;
  • 13. Capacità delle classi nelle strutture per la cura dell’infanzia e nelle strutture scolastiche nuove o modernizzate;
  • 14. Numero di giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che ricevono sostegno

Notare che ognuno degli indicatori solitamente “misura” i risultati collegati a più di un pilastro, es. “Infrastrutture per combustibili alternativi” è spia valida per conoscere lo stato dell’arte per 2 pilastri: “Transizione ecologica” e “Crescita intelligente sostenibile inclusiva”.

Sono indicatori quantitativi perchè misurano il numero degli interventi realizzati: nell’ esempio di sopra sì potrebbe rilevare il “numero di impianti per la ricarica di veicoli elettrici installati”. Sono sintetici e comparabili (es. comparazione tra i risultati dei Paesi membri).

I soggetti realizzatori degli investimenti PNRR (es i Comuni) registrano in Regis (il dbase per la gestione del PNRR nazionale) i dati degli indicatori comuni di competenza dei loro progetti. Ogni sei mesi gli Stati membri inviano questi dati aggregati degli indicatori comuni a Bruxelles che poi li elabora e pubblica.

Gli indicatori comuni così come utilizzati, pur essendo quantitativi, hanno solo uso “conoscitivo-divulgativo”. Sono “dati statistici“, non sono collegati a alcuna sorta di sistema di gestione dell’intervento tale da  permettere eventuali interventi correttivi (sulla realizzazione dei PNRR) laddove necessari.

Gli indicatori comuni possono essere spia indiretta degli “effetti attesi” dei PNRR ma solamente a livello indicativo:

  1. Qualora i risultati attesi dai PNRR presentassero intoppi  il monitoraggio degli indicatori comuni registrerebbe un “andamento negativo” . Senza la coerente produzione di “risultati” sicuramente non si avranno “effetti attesi” dai PNRR.
  2. Qualora il monitoraggio di indicatori comuni  presentasse un trend “positivo” dei risultati ciò non rappresenterebbe comunque la garanzia dell’ottenimento degli “effetti attesi” (vedi effetti attesi dal PNRR).

Indicatori di impatto e Obiettivi di Agenda 2030

La seconda componente della Rete di valutazione degli obiettivi del PNRR, è costituita dai cosiddetti “indicatori di impatto”.

Il paragrafo 4.5 della “Seconda relazione sullo stato di attuazione del PNRR” del 5/10/22 dice dell’opportunità di individuare un insieme di variabili statistiche collegate ai fenomeni economici, sociali e ambientali, influenzati dal PNRR. Variabili rilevabili con frequenza almeno annuale e possibilmente distinte per aree del territorio nazionale.

La rilevazione periodica di tali variabili secondo gli intenti ministeriali, permetterebbe di avere un’idea, seppur non precisa, degli impatti (indicatori di impatto!) che la realizzazione del PNRR sta avendo nei confronti dei target stabiliti dalla pianificazione comunitaria (Next Generation EU, dispositivo per crescita e resilienza RRF) cioè di quelli che sono anche gli “obiettivi” del PNRR stesso.

I soggetti responsabili della realizzazione del PNRR nazionale, in linea con i principi OCSE, hanno individuato queste variabili statistiche facendole coincidere con obiettivi e traguardi di Agenda 2030 ONU. Ogni Misura del PNRR è stata associata (con un collegamento logico) ad uno o più SDGs gli obiettivi di Agenda2030 (non per tutti gli SDGs è definito un legame).

Nel procedimento non è previsto un meccanismo utile a “isolare” eventuali influenze sugli SDGs da parte di fattori concomitanti non collegati al PNRR.

Detto dell’impostazione teorica del sistema di rilevazione, diciamo che all’atto pratico accedendo a Italia Domani l’informazione ricavabile in merito è il Dbase aggiornato da cui si possono evincere (per chi se la cava con il trattamento dei Dbase) i contributi economici “portati” ai vari SDGs correlati, dalle singole Misure PNRR concluse.  Ci si trova di fronte a una massa di dati che oltre a non essere facilmente elaborabile, sicuramente non è funzionale a alcun sistema di monitoraggio e correzione delle criticità.

Effettivamente in questo caso parlare di monitoraggio di impatto inteso come “monitoraggio degli effetti” pare proprio una forzatura, siamo di fronte alla “conta” di quante delle risorse PNRR “compatibili” con gli SDGs Obiettivi di Agenda 2030 vengono allocate nel tempo.

L’informazione che ricaviamo da questi indicatori di impatto ci aggiorna riguardo i volumi delle risorse economiche “messe a terra” per ogni SDGs correlato. Volendo essere maliziosi si potrebbe dire che in questo caso ai gestori del PNRR importa più dare sfoggio dei volumi delle risorse economiche messe in circolo che degli effetti oggettivamente  indotti sulla qualità ecologica e sociale.

Per la cronaca la struttura ministeriale incaricata ha già calcolato come si ridistribuiranno i fondi PNRR per ogni SDGs, i volumi maggiori sono: 30% all’obiettivo 9 infrastrutture, 18% 7 energia pulita, 11% 11 città sostenibili, 10% 13 lotta al cambiamento climatico ecc. 

Riflessioni conclusive: burocrazia sovranazionale

Concludiamo l’articolo sulla rete per la valutazione degli obiettivi del PNRR riflettendo su come la Commissione Europea ha impostato NGEU (e a cascata PNRR), lo ha fatto tenendo un occhio alle esigenze dei paesi membri (ripresa dal Covid e rilancio tecnico scientifico) e un altro a quelle ONU (Agenda 2030).

Pare proprio che risolvere l’emergenza che affliggeva all’epoca i Paesi membri non fu l’unica priorità di Bruxelles. Non è casuale la coincidenza della maggior parte degli SDGs Onu con gli obiettivi dei tre assi strategici PNRR (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale) e con le priorità trasversali (parità di genere, riduzione del divario di cittadinanza, sostegno alle giovani generazioni). 

Quest’ultimo aspetto è poco noto ai cittadini: ci troviamo a finanziare con fondi comunitari anche obiettivi della “comunità ONU” che comprende una serie di Paesi che oltre a non partecipare alle spese spesso è concorrente alla EU se non ostile. Detto questo è innegabile ed oltremodo comprensibile e logico che vengano fatti propri (e non osteggiati) obiettivi ONU definiti per mediazione tra tutti i Paesi, ma fino a che punto spingersi? Gli altri membri della comunità mondiale fanno lo stesso nella loro programmazione?

Immaginate se dopo aver destinato tali volumi di risorse economiche scoprissimo a posteri che hanno avuto più effetto sugli obiettivi ONU (con tutto il rispetto) che ricadute positive per i Paesi membri e per l’ecosistema. Sapere che nei PNRR non è previsto un efficace e sistematico controllo monitoraggio e correzione degli effetti che si producono non è tranquillizzante. 

Da un certo punto di vista in un provvedimento come NGEU nato in un momento di crisi economico-sociale acuta (covid) ci si attenderebbero obiettivi ed effetti attesi collegati strettamente alle principali  criticità del momento e della Comunità.  Ci si aspetterebbe meno spazio a obietti ideologici, generici, di interesse non immediato. Sarebbe atteso un focus su obiettivi operativi, ben definiti, monitorabili, velocemente raggiungibili, mirati agli interessi dei Paesi membri.

Considerate ora la situazione Italiana: aderendo a NGEU con il PNRR, Italia nonostante  tutti i suoi problemi sarà il Partner che più si indebita. Ciò significa che saremo il Paese che ne potrebbe trarre maggiori effetti positivi (se la nostra PA lavora bene) ma anche quello che nel mondo più “contribuisce” al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2030.

Sarebbe oltremodo interessante conoscere la storia nascosta  delle scelte che hanno portato a questo NGEU così impostato e ai PNRR. Potremmo conoscere quanto della scelta di  aderire “decisamente” agli obiettivi di Agenda 2030 fu volontà politica e quanto fu volontà dei Burocrati della EU. Potremmo conoscere quanto giocò e come l’influenza di elementi esterni (gruppi economico-finanziari, associazioni, altri Paesi ecc).

L’oggetto di queste riflessioni va al di là dei contenuti degli obiettivi di Agenda 2030 che possono o meno essere condivisi. Il punto è che esiste un efficace meccanismo tramite il quale la guida politica e amministrativa della Comunità Europea può indirizzare le vite e il futuro dei cittadini (ricordiamo che quanto deciso a Bruxelles poi diventa obbligo nei Paesi membri) quasi senza che essi se ne rendano conto, nonostante ne paghino il conto.

A ben guardare nelle sfumature e nei particolari del PNRR possiamo intravedere la presenza di un nuovo tipo di Pubblica Amministrazione. Si tratta di un nuovo livello di burocrazia quello sovranazionale che ormai da tempo si è ritagliato enormi spazi di potere e ruoli un tempo non previsti. Ne parleremo in successivi articoli.

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Tag: , , , Last modified: 8 Agosto 2023