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Sviluppo sostenibile

Due i fattori che influenzano lo sviluppo sostenibile: pressione demografica e sviluppo economico globale. Due fattori che incidono anche sul riscaldamento climatico.

Sviluppo sostenibile: i due fattori chiave

Sviluppo sostenibilesostenibilità ambientale sono termini inflazionatissimi ma pochi ne conoscono gli aspetti salienti e ne colgono l’essenza. Lo sviluppo sostenibile è un gioco di equilibri che vede contrapporsi i limiti fisici del pianeta Terra  alle dinamiche espansive della specie umana.

Utilizzando una lettura simbolica, per semplificare, si può dire che nel momento in cui le attività umane eccedono i limiti del “sostenibile” il Pianeta reagisce cercando nuovi equilibri per contrastare gli eccessi. La reazione sta nel fatto che oltre certi limiti di sviluppo le risorse naturali non bastano per tutti i popoli e nel decadere delle condizioni ambientali ottimali per le nostre attuali civiltà. Quando gli umani eccedono i limiti delle sviluppo sostenibile il Pianeta pone un limite agli umani.

I fattori antropici che esercitano maggior impatto sul pianeta sono la pressione demografica (il numero di abitanti umani) e il grado di sviluppo economico dei popoli (che determina differenti modalità di utilizzo delle risorse naturali). Dagli andamenti di questi due fattori antropici derivano una serie di effetti che impattano sia sugli equilibri naturali che su quelli delle popolazioni umane.

Avere chiaro il ruolo di pressione demografica e sviluppo economico è strumento per interpretare al meglio una serie di argomenti collegati allo sviluppo sostenibile come il climate change, il PNRR, la transizione ecologica, le migrazioni ecc.. Questo articolo analizza entrambi i fattori, dalle origini alle prospettive future.

Sviluppo sostenibile: il boom demografico

Agli albori della rivoluzione industriale la popolazione mondiale contava circa 1 miliardo di cui circa il 90% in stato di povertà.

Oggi con la popolazione mondiale attorno ai 7,5 miliardi si stima che il 9% (700 milioni di persone) viva in povertà assoluta.

Nell’Europa Comunitaria, grazie anche alla Politica Agricola Comune, circa 50 anni fa fu raggiunta l’autosufficienza alimentare.

Dal 1900 al 2000 la popolazione mondiale è aumentata del 270% passando dai 1,65 miliardi ai 6,14 miliardi di abitanti.

Fino al 1700 il tasso di crescita della popolazione fu minimo, pari a +0,04%, l’elevatissima mortalità infantile bilanciava l’alto tasso di natalità. In seguito lentamente è iniziato un trend di crescita che dopo il 1900 è aumentato sino poi ad esplodere.

Il trend di crescita decisivo inizia dopo la prima guerra mondiale, nel 1928 si superano i 2 miliardi di abitanti, poi l’impennata vertiginosa partita dopo il 1950 che porta dai 2,5  ai 5 miliardi nel 1987 e agli 8 miliardi del 2020.

Oggi il trend di crescita della popolazione è  sempre pur forte ma ha iniziato a calmarsi, si prevedono 10 miliardi al 2050 e poi tassi di crescita sempre più piatti. E’ un buon segno per la sostenibilità ambientale ma non è risolutivo.

Al boom del dopo 1950 hanno particolarmente contribuito le regioni asiatiche, Cina e India in primis, passando dagli 1,5 miliardi degli anni 50 ai 4,5 miliardi odierni.

Anche l’Africa ha contribuito con il salto da 0,5 a 1,5 miliardi e mantiene le maggiori prospettive di crescita, l’America Latina ha raddoppiato arrivando a quasi 1 miliardo.

La demografia dei paesi europei nel 1950 già aveva invertito la tendenza a crescere iniziando un lento e progressivo calo.

Per approfondimenti

Sviluppo sostenibile: cosa ci attende domani?

Le proiezioni demografiche dicono che l’aumento di popolazione di circa due miliardi, atteso al 2050, si concentrerà in 9 paesi. In ordine di importanza : India, Nigeria, Pakistan, Congo, Etiopia, Tanzania, Indonesia, Egitto, USA. Intorno al 2027 l’India dovrebbe superare la Cina come paese più popoloso.

In ogni caso le previsioni future dicono di un progressivo calo del tasso di crescita mondiale e di un assestamento della popolazione totale. E’ previsto un calo di popolazione nei paesi sviluppati e un aumento nei paesi in via di sviluppo, ma anche un aumento degli abitanti nei paesi poveri.

Per ottenere un tasso di crescita nullo si calcola che la percentuale media di figli per donna dovrebbe essere 2,06 (garantisce la sostituzione dei due genitori). 

Metà della popolazione mondiale ha un tasso riproduttivo sotto i 2 figli per donna (virtuale declino), la Cina negli ultimi 50 anni ha calato drasticamente questo tasso (anche con metodi non condivisibili) attualmente è a 1,7 figli per donna ed è già in fase di invecchiamento della popolazione.

In Europa l’invecchiamento della popolazione dovuta al calo della percentuale di nascite associato all’allungamento della vita media, è un dato costante, Il tasso di fertilità è tra i più bassi assieme al Giappone, appena sopra 1,4 figli per donna. Uno degli effetti futuri  dell’invecchiamento sarà un aumento dei costi del welfare pensionistico e per la protezione sociale.

Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione con tutti i suoi annessi si diffonderà anche a tutte le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, una volta che questi paesi consolidino i capisaldi igienico sanitari necessari a garantire l’allungamento della vita media,. 

Il fenomeno delle migrazioni aiuta in parte a diminuire la decrescita demografica nel vecchio continente, ovviamente non cambia i numeri complessivi della popolazione mondiale. Il fenomeno se ben gestito potrebbe aiutare a indirizzare uno sviluppo sostenibile.

Al fine di gestire gli andamenti demografici I governi dei vari paesi possono attuare politiche che mirano alla  modifica degli gli stili di vita della popolazione, ma la loro attuazione non è mai semplice. Esempio ne è la difficoltà ad applicare politiche come il controllo delle nascite, ma anche il suo opposto cioè lo sviluppo del tasso di natalità. Quando in una società prevale la concezione dell’interesse individuale su quello collettivo queste politiche sono inefficaci, si ricorre allora  a imposizioni legislative (vedi le limitazioni all’uso e produzione di auto in UE) fin che ciò è possibile e tollerato.

Sviluppo sostenibile: i drivers di sviluppo lo specchio del futuro

Da sempre, nelle varie epoche e nelle diverse zone geografiche, pane acqua e energia sono per alcuni popoli fattori acquisiti e scontati e per altri invece sono la principale lacuna da colmare per svilupparsi. Questi fattori sono detti drivers di sviluppo. La disponibilità di risorse-drivers che uno Stato saprà garantirsi nel breve periodo determina il suo livello di sviluppo economico futuro.

Quando si fanno delle valutazioni su scala mondiale e sul medio lungo periodo si dovrebbe tener conto che il futuro di ogni popolo è molto legato alle sue attuali disponibilità quantitative e qualitative di risorse, comprese le demografiche. 

Il futuro del pianeta e lo sviluppo sostenibile deriveranno dalla somma del futuro di tutti i popoli.

Sviluppo sostenibile: paesi emergenti

Nel prossimo futuro per la Cina, dopo la recente fase di crescita esponenziale, si prevede un rallentamento dovuto a: invecchiamento della popolazione, eccesso produttivo rispetto le esigenze di consumo interno, saturazione degli investimenti interni in infrastrutture ed immobiliare (la temuta bolla del mattone cinese).

Gli stessi fattori che frenano la Cina parrebbero presentare in India una situazione opposta e quindi favorevole allo sviluppo economico, aiutato anche dai bassi tassi di indebitamento del Paese. Lo sviluppo demografico ed economico del subcontinente indiano è previsto in continua espansione, si ipotizza che il paese arriverà a superare la Cina diventando il secondo player mondiale dopo gli USA.

Va anche considerato che attualmente l’India è ancora economia prevalentemente agricola ma sta virando verso lo sviluppo industriale e tecnologico. Il definitivo decollo deve però ancora fare i conti con la pesantezza della burocrazia i problemi infrastrutturali le tensioni sociali-religiose e ampi limiti in ambito commerciale.

Sebbene la previsione sia di un rallentamento del tasso di crescita della popolazione mondiale, non è detto però che tale frenata corrisponda a un rallentamento dello sviluppo economico dei paesi oggi in fase economica espansiva.

Per approfondire

Una folle corsa verso il baratro?

Uno dei fattori chiave che determinerà il destino del prossimo step dello sviluppo economico mondiale è la disponibilità di risorse per i paesi in crescita e la loro capacità di utilizzarle: acqua, cibo, energia e la sua “qualità ambientale”, risorse tecnologiche e conoscenze scientifiche. Tutti saranno in lizza per garantirsi l’accesso a questi drivers di sviluppo (a volte queste situazioni sfociano in conflitti armati purtroppo).

I rischi per lo sviluppo sostenibile non sono legati solo alla quantità di risorse cui si può accedere, in alcuni casi gioca anche la qualità di tali risorse. In particolare in tema di fonti energetiche non tutti potranno disporre di fonti pulite o rinnovabili. Alcuni paesi per non compromettere il proprio sviluppo  non potranno rinunciare all’utilizzo di fonti fossili a alta emissione di gas serra (questo è emerso chiaramente al COP 26 del 2021 a Glasgow). Analoga la situazione nel settore della produzione di beni di consumo e del loro ciclo di vita: alcuni paesi possono usufruire di tecnologie e cicli produttivi evoluti a basso impatto e altri no (a volte i cicli meno virtuosi sono delocalizzati da paesi più sviluppati).

Quel che potrebbe facilmente succedere lo si può intendere concentrandosi sul caso India. Nel subcontinente la cosa più probabile è che si ripeta quanto già accaduto negli ultimi decenni in Cina: la formazione di una classe media. Questa fascia di popolazione avrà nuove esigenze di vita: abitazioni migliori, automobili, elettrodomestici, servizi, infrastrutture. Il che corrisponderebbe a un‘esplosione delle richieste e dei consumi energetici e di materie prime. Il consumo energetico pro capite passerà dagli attuali 0,6MW anno almeno ai 6 MW anno  (UE) e magari punterà agli 11,4 MW (USA). l’India (non certo per colpa sua) non disporrà di fonti energetiche e cicli produttivi “sostenibili”, per questo probabilmente assisteremo al ripetersi del boom cinese, con medesima velocità e impatto ambientale (che poi è la stessa storia vista con il precedente boom occidentale).

L’india ha tutte le dimensioni e i presupposti per “bissare” il caso cinese ma la Terra forse non è in grado di sopportare un altro impatto di tale portata. Dovesse verificarsi il boom Indiano c’è da credere che l’eventuale raggiungimento della  climaneutralità europea non porterà nel complesso giovamento alcuno al tasso di CO2 del Pianeta.

Non esiste solo l’India. Quando si ragiona di gas serra si punta l’attenzione sulle emissioni dei “principali produttori”: USA, Cina, India, Russia e UE ma si deve considerare che quasi il 50% delle emissioni di gas serra globali derivano dai restanti paesi. In tutte le realtà in via di sviluppo è generale la tendenza all’inurbamento con esodi dalle campagne alle città, verso stili di vita più impattanti.

Il Pianeta non fa distinzioni

E’ evidente che lo sviluppo sostenibile deve essere tale non solo per l’uomo ma anche il Pianeta. Il Pianeta non discrimina se il gas serra proviene da un paese emergente o da uno sviluppato “climaneutrale”, non considera se un paese ha “il diritto” o meno di emettere più degli altri e perchè. 

La pressione di sviluppo demografico e sviluppo economico più di tanto non possono spingersi. Le risorse naturali sono limitate e l’impatto ambientale non può essere illimitato.

Se tutti continueranno imperterriti la propria corsa potrebbe essere un guaio ma non per il Pianeta come millantano i catastrofisti, bensì per l’uomo. Saranno l’esaurimento delle risorse naturali e l’instaurarsi di condizioni ambientali avverse (livello dei mari, temperature, cataclismi) a stroncare sviluppo demografico e economico ripristinando la sostenibilità ambientale, a discapito degli umani ovviamente.

Sarebbe tragico tra qualche decennio arrivare in qualche modo a dover obtorto collo scegliere tra l’intervento demografico e quello economico. Intervenire sulla demografia con il controllo delle nascite e la diminuzione dell’allungamento della vita media?. Oppure decidere di intervenire sulla diminuzione globale dei consumi per contenere lo sviluppo economico?.

Sviluppo sostenibile: call to action

Non serve un Pianeta B, sarà il Pianeta stesso a sistemare tutto, relegando l’umanità alla serie B.

Purtroppo il quadro mondiale è quello di una corsa spasmodica tutti contro tutti: Stati predominanti e altri emergenti, multinazionali e operatori finanziari sempre più potenti, Enti sovranazionali e scientifici poco utili, professionisti delle piazze, catastrofisti multimediali globalizzati e non. Sarà difficile addivenire spontaneamente a qualsiasi accordo sullo sviluppo sostenibile efficace preso nel bene di tutti.

Viviamo un contesto quotidiano dove l’esigenza di tutelare il Pianeta è usata meschinamente come fattore pubblicitario per spingere ulteriormente i consumi o come deterrente psicologico per far accettare Leggi dirigiste dagli effetti economico-sociali pesantissimi.

Ai singoli individui il dilemma di districarsi in questa confusione. Conoscere e tener conto del peso ed effetti della pressione demografica e dello sviluppo economico è uno degli strumenti per comprendere e raffrontarsi con argomenti complessi che ci riserva il futuro quali il PNRR, la transizione ecologica, la rivoluzione digitale ecc.

Potrebbe essere questo attuale il momento ove agli umani non è ammesso sbagliare scelta. La buona e la cattiva notizia coincidono: la salvezza potrebbe essere rappresentata da quella che è sempre stata l’arma migliore degli esseri umani: l’uso del cervello.

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Tag: , , , , Last modified: 8 Agosto 2023