PNRR oltre al danno la beffa? può succedere in Italia.
Molte persone sono convinte che sarà impossibile utilizzare tutte le risorse rese disponibili dal PNRR.
Nessuno mai parla dell’opportunità, nel caso questa evenienza accadesse, di modificare il quadro finanziario del PNRR al fine di restituire solo i fondi ottenibili come prestito e trattenere quelli dati dalla CE come sovvenzione.
In sintesi “se devo rinunciare a parte dei fondi meglio rinunciare ai prestiti e assicurarmi le sovvenzioni”. Vediamo ora di spiegare cosa significa.
Già sappiamo di una serie di problematiche che stanno ostacolando la realizzazione del PNRR (vai al nostro articolo).
L’aumento dei costi, la carenza di personale pubblico competente, i tempi corti del piano, sono alcuni fattori che potrebbero impedire il completo utilizzo di tutti i fondi disponibili con il PNRR. Vuoi come mancati trasferimenti da Bruxelles a Roma vuoi come successive restituzioni a tragitto inverso.
Occorre pensare una strategia per limitare i danni diretti e collaterali che ne deriverebbero al sistema Paese.
Riguardo le modalità di contrasto alla perdita diretta di fondi vedi ipotesi nel nostro articolo.
Ragioniamo quì ora del contrasto ai danni collaterali, per farlo considereremo due aspetti economico finanziari legati al PNRR stesso.
- le differenti strategie di accesso ai fondi del PNRR tenute dai vari paesi membri.
- la composizione e gli effetti del mix tra fondi-sovvenzione e fondi-prestito di Italia Domani.
L’articolo illustra prima i due aspetti poi una proposta operativa per evitare di avere con il PNRR oltre al danno la beffa.
1 PNRR oltre al danno la beffa: Meglio un regalo o un debito?
Il Recovery fund (noto anche come Next generation Ue o come Recovery plan) mette a disposizione dei Paesi membri un pacchetto di risorse corrispondente a circa 720 mld di euro. Fondi reperiti sui mercati attraverso l’emissione di titoli di credito europeo. Per dettagli vai al nostro articolo
Il primo obiettivo del Recovery è quello di aiutare il vecchio continente a risollevarsi dai deprimenti effetti socio economici creati dalla pandemia Covid. L’erogazione dei fondi avviene attraverso l’approvazione di una serie di piani nazionali di aiuto noti come PNRR.
I membri dell’UE pur condividendo l’utilità comune di non lasciare indietro nessuno, non erano d’accordo sulla creazione di un piano aiuti di sole sovvenzioni. Si scelse di suddividere le risorse in due tipologie i sussidi e i prestiti. I sussidi non prevedono restituzione mentre i prestiti come dice la parola sono capitali da restituire poi gradualmente alla BCE.
Il Recovery fund, o meglio uno dei suoi pilastri il “dispositivo per la crescita e resilienza”, mette a disposizione un complessivo di circa 338 mld di euro in sovvenzioni e 386 mld in prestiti.
Ogni Stato membro concorda con la Commissione Europea l’importo totale “di dotazione” del proprio PNRR, quanto sarà del “tipo sussidio” e quanto del “tipo prestito”.
Il grafico sottostante illustra il “mix sovvenzioni/prestiti” dei vari PNRR dei Paesi membri. Nel grafico la voce “altri membri*” raggruppa gli Stati non elencati singolarmente, essi hanno un PNRR del valore inferiore ai 10 mld e quasi totalmente composto di sovvenzioni.
Evidente dal grafico come il nostro Paese sia, di gran lunga, il principale beneficiario, in volumi assoluti, del Recovery fund. Siamo il Paese che vuoi per l’effetto covid, vuoi per la storia pregressa del debito nazionale, più ha bisogno di “un’iniezione di denaro” per riprendersi (guai a sprecarla).
Oltre questo aspetto macro vediamo però anche che solo Italia Polonia e Grecia ricorrono alla voce prestiti, i restanti Paesi si avvantaggiano solo di sovvenzioni. Interessante la situazione di Spagna, Francia e Germania che ricevono un’importante volume di sovvenzioni (senza prestiti). La Spagna riceve più sovvenzioni dell’Italia.
Volendo ragionare sulla differenza effettiva tra sovvenzioni e prestiti, va detto che le “sovvenzioni” non sono realmente “denaro gratis” infatti sono frutto di debito comune acceso dalla Comunità Europea. Tutti i membri dovranno rifondere il peso di questo debito che ricadrà sui futuri bilanci comunitari.
I Paesi membri una volta utilizzati i “soldi freschi” delle sovvenzioni PNRR, saranno poi chiamati a sostenere i prossimi bilanci comunitari con i loro contributi. Questi contributi sono calcolati secondo le “regole per stabilire i contributi nazionali al bilancio comunitario”. Calcolo principalmente basato sul Reddito Nazionale lordo e sulla percentuale da entrate IVA nazionali, non legato all’ammontare delle “sovvenzioni PNRR” ricevute.
Il prestito è a carico solo di chi lo accende
A differenza delle sovvenzioni, il ripianamento del “prestito PNRR“ non sarà “condiviso” tra membri ma graverà sui futuri bilanci del solo Paese che lo ha “acceso” e che se ne farà interamente carico. In definitiva sarà una nuova voce di deficit per i successivi bilanci statali, tanto maggiore tanto più è il volume dei “prestiti PNRR” accesi.
La barra arancione del grafico quì sopra fa ben capire il diverso peso che “i PNRR” avranno per i futuri bilanci e deficit statali dei membri. Molto meglio potersi permettere di vestire i panni dei Paesi che ricorrono solo alla sovvenzione rispetto chi è “costretto” dagli eventi e dalle necessità a ricorrere anche ai prestiti.
In definitiva potremmo dire che ogni Paese al momento di scrivere il proprio PNRR ha dovuto scegliere se avere denaro “in regalo” (seppur autofinanziato in parte) o “a debito”, e in quale mix. Chi poteva permetterselo ovviamente ha scelto di farsi un ” regalo” che non coprisse i propri figli di debiti.
In questo contesto il nostro Paese non può permettersi di avere dal PNRR oltre al danno la beffa di “trattenere” debiti e contemporaneamente “perdere” sovvenzioni.
2 PNRR oltre al danno la beffa: Il PNRR distingue le sovvenzioni dai prestiti.
Il secondo aspetto su cui impostiamo il nostro ragionamento è che Italia Domani dettaglia quale delle riforme e degli investimenti sono coperte da sovvenzioni e quali da prestiti comunitari.
Si sente sempre parlare delle cifre complessive erogate per ogni tranche di PNRR, nessuno sottolinea che parte sono sovvenzione e parte prestito.
L’erogazione dei finanziamenti da Bruxelles a Roma avviene in base al “quadro finanziario del PNRR” descritto con un documento allegato e approvato assieme al PNRR dal Consiglio dell’Unione Europea il 13/7/2021.
Il “quadro finanziario del PNRR ” è scaricabile dal sito di Italia Domani, dettaglia per ogni Misura del PNRR (il dettaglio arriva alle Sottomisure, dove presenti) l’importo totale disponibile e la “modalità di sostegno finanziario” che può essere “sovvenzione” oppure “prestito“.
Questo significa che di ogni Misura-Sottomisura conosciamo l’effetto sui prossimi bilanci statali: Le sovvenzioni non incideranno sul deficit, viceversa faranno i prestiti.
Ecco il grafico delle modalità di sostegno aggregate per Missione, realizzato grazie ai dati presi dal portale di Italia Domani, quindi dati certi e noti. Illustra per ognuna delle 6 Missioni del PNRR l’ammontare disponibile complessivo differenziandolo tra sovvenzioni e prestiti.
Il grafico dei dati aggregati per missione evidenzia che tra le Missioni che stiamo “mettendo sul conto” delle prossime generazioni, la più “pesante” è la transizione ecologica, quella che accende più prestiti. Potremmo spiegarlo così ai giovani: “non è vero che non si fa nulla per il futuro del pianeta, intanto vi stiamo indebitando il più possibile”.
Come già detto oltre ai dati aggregati per Missione, sono disponibili anche quelli specifici per Misura-Sottomisurai. Quindi è disponibile il quadro sovvenzioni/prestiti descritto al livello di dettaglio operativo.
Per intenderci meglio ricaviamo un esempio pratico direttamente dal Dbase “open data PNRR quadro finanziario” (link nel capitolo precedente) scaricabile dal sito Italia Domani.
Dell’enorme Dbase ci concentriamo su una Misura a caso es. “Servizi digitali e esperienza dei cittadini”. Questa Misura fa parte di una delle Componenti di Missione 1 “digitalizzazione innovazione ecc”. A sua volta questa Misura è composta di 6 Sottomisure, il Dbase dice che tutte sono del tipo “investimento” e hanno titolo:
- Esperienza dei cittadini
- Inclusione dei cittadini
- Rafforzamento PagoPA
- Rafforzamento SPID,CIE,ANPR
- Digitalizzazione avvisi pubblici
- Mobilità per Italia
I titoli non sono precisi (li abbiamo accorciati e sintetizzati per questione di spazio). L’interessante è che di ogni Sottomisura sono indicati l’ammontare dei fondi totali disponibili e la modalità di sostegno finanziario a copertura.
Nel nostro esempio il Dbase, dice che tutte le prime 5 Sottomisure sono finanziate a prestito e l’ultima tramite sovvenzione. Potremmo dire che le prime 5 sottomisure le pagheranno i nostri figli, i costi della sesta li condivideremo con i Paesi membri.
Questo esempio vuole dimostrare che il tipo di sostegno finanziario è noto e definito per ogni misura-sottomisura. Senza questa informazione non sarebbe possibile mettere in pratica la nostra proposta di strategia che eviterebbe al Paese l’imbarazzante esperienza: PNRR oltre al danno la beffa.
Meglio avere meno debiti possibile
Tutti concordano che è meglio non avere debiti, meno vincoli, meno pensieri, meno problemi.
Ovviamente vale anche per gli Stati, a volte però lo Stato può trovarsi nella necessità di accendere debito per il bene comune, per esempio per sostenere una fase economico sociale in calo.
Il problema è che i debitori tendono a fare credito ai soggetti (Pubblici o privati) con condizioni e costi differenti in funzione dello stato debitorio pregresso.
Per uno Stato accedere al credito internazionale con un debito pubblico alto comporta maggiori costi. Inoltre degrada la fiducia dei mercati nei confronti di quello Stato, il che potrebbe innescare una spirale negativa per lo sviluppo e il benessere.
Il destino di qualsiasi Stato oltre un certo livello di debito con tendenza all’aumento, non potrà che essere il fallimento, l’insolvenza. Una tragedia per i cittadini.
Nell’ambito della Comunità Europea è interesse di tutti “sostenere” i membri in difficoltà. Purtroppo ricevere aiuti comunitari finisce inevitabilmente per tramutarsi in una limitazione di sovranità e di libertà di scelta del Paese in difficoltà. Si può arrivare all’imposizione di misure drastiche di risanamento dei conti.
In definitiva per il nostro Paese già sulla lista nera dei Paesi con problemi cronici di debito e deficit, limitare al massimo di ricorrere a nuovi prestiti è la strategia di base sempre consigliabile.
Evitare di ricevere oltre al danno anche la beffa
Fermo restando che al Paese conviene investire ed utilizzare ogni euro disponibile nel PNRR, sia che si tratti di sovvenzione che di investimento. Dopo ogni massiccio investimento pubblico, come minimo l’effetto atteso è quello di stimolo per l’economia nel breve periodo.
Di fatto però siamo convinti che per una serie di motivi, alcuni anche oggettivamente di causa maggiore, sarà impossibile mettere a terra tutte le risorse disponibili. Alcune problematiche e dati di fatto attuali sembrano proprio confermare la previsione. Qualsiasi attività di successo contiene sempre una percentuale di insuccesso.
Il “danno” atteso è che parecchi investimenti PNRR non vadano a buon fine. La “beffa” che potremmo subire è che tra gli investimenti “falliti” ne entrino molti di quelli finanziati con sovvenzioni e pochi di quelli a prestito. E’ palese che non sfruttare tutti i fondi, trattenere prestiti e contemporaneamente perdere sovvenzioni significherebbe nel caso PNRR: oltre al danno la beffa.
Se ciò accadesse andrebbe a peggiorare il rapporto tra barra arancio e barra verde (a favore della prima) del primo grafico: proporzionalmente accederemmo a più prestiti e meno sovvenzioni di quanto programmato. La nostra proposta mira a invertire “l’effetto beffa”, cioè a fronte di non completo utilizzo delle risorse PNRR ottimizzare l’uso delle sovvenzioni a discapito dei prestiti.
Nessuno ne parla ma è innegabile che, se non si apportano modifiche al piano finanziario attuale del PNRR, la sua applicazione tal quale porterà contemporaneamente due effetti “antipatici”. Primo per tutte le Misure non conformemente realizzate e coperte da “sovvenzione” si dovranno restituire i fondi. Secondo i fondi per le Misure coperte a “prestito”, messi a terra in modo conforme, saranno ora “incassati” e poi restituiti con interessi nei prossimi anni. Si capisce allora che il rischio della “beffa dopo il danno” non è remoto ma nei fatti.
La strada maestra per gestire al meglio queste evenienze è non lasciare gli eventi al capriccio del fato ma intervenire in sede di contrattazione con la Commissione Europea per “aggiustare”, quando serve, il piano finanziario del PNRR, ovviamente portando motivazioni e richieste plausibili.
PNRR oltre al danno la beffa: trarre beneficio dal danno.
Ecco ora la proposta, le attività che andrebbero avviate.
Abbiamo visto sopra che il PNRR stabilisce Misura per Misura se il finanziamento avviene per sovvenzione o per prestito. Sappiamo anche che è attivo un regolare e assiduo monitoraggio (vedi Regis) sullo stato di realizzazione e rendiconto di tutte le attività del PNRR (vedi dettagli nel nostro articolo).
Il primo passo è di individuare il più prontamente possibile, e poi monitorare, i casi in cui alta è la probabilità di non “mettere a terra” o di non rendicontare (e restituire i fondi). Capire se questi fondi possono essere “dirottati in altre partite” del PNRR a corto di fondi.
A questo punto si interviene rinegoziando con la Commissione Europea le condizioni delle Misure “a rischio” e viste le cause di “forza maggiore” dovrebbero esserci i presupposti per poterlo fare. Conviene “dirottare fondi a rischio” verso quei contesti dove i lavori sono fermi per carenza di fondi, al fine di sbloccarli.
Per esempio usare i fondi a rischio per “coprire” altri bandi fermi causa i maggiori costi di realizzazione dovuti alla lievitazione di prezzi di mercato. Nell’operazione di “dirottamento” dei fondi è opportuno dare la precedenza a tutti quelli rispondenti alla tipologia sovvenzione rispetto quella prestiti.
Ultimo step, laddove è impossibile “dirottare” e la perdita di sovvenzioni sarebbe inevitabile, negoziare la trasformazione della tipologia sovvenzioni in quella prestiti. In questo modo rinunceremo a prestiti invece di perdere sovvenzioni.
Questo tipo di richieste per ridisegnare il PNRR sembrerebbero perfettamente logiche e nel diritto di uno Stato in difficoltà, potrebbero essere accettate senza grossi problemi dalla Commissione di Bruxelles.
Di fatto il beneficio ottenibile corrisponderebbe a ridurre il fardello complessivo dei prestiti già preventivati dal PNRR massimizzando la quota di sovvenzioni utilizzate. Per i futuri bilanci dell’Italia, Paese che prevede di accendere un volume di prestiti PNRR davvero imponente, provare a riuscire anche solo parzialmente in questa strategia dovrebbe essere doveroso.
Considerando fisiologico che una quota dei fondi PNRR “torni al mittente”, per il Governo Italiano l’aver provato ad applicare questa strategia per tempo, sarebbe sicuramente un modo di dimostrare ai cittadini che la gestione del PNRR è stata fatta, nonostante tutto, al meglio e con criterio.
Sicuramente sarebbe imbarazzante per politici e burocrati dare spiegazioni nel caso in cui si venisse a sapere che oltre a non essere riusciti a usare tutti i fondi, abbiamo trattenuto quote a debito e restituito sovvenzioni gratuite. Oltre al danno la beffa.
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