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PNRR e PIL

L’effetto incentivante del PNRR sul PIL nazionale è molto atteso dai governi. Lo Studio dell’impatto macroeconomico contenuto in “Italia Domani” e alcune riflessioni.

PNRR e PIL: introduzione

PNRR e Pil nazionale come si collegano?

Ogni investimento pubblico è mirato in primis alla soluzione o al contrasto di determinate problematiche: amministrative, legislative, economiche, sociali, sanitarie ecc.

Inoltre esercita sempre anche effetti economici diretti sull’andamento dei conti dello Stato.

I fondi pubblici immessi sul mercato rappresentano un’iniezione di capitale, opportunità di lavoro, di sviluppo, di guadagno e di commercio.

Tutto ciò finisce quasi sempre per stimolare positivamente l’economia del Paese, andando di conseguenza a migliorare il PIL l’indice che misura il Prodotto interno lordo.

Investimenti pubblici importanti se da un lato aggravano i conti dello Stato, dall’altro spingono in alto il PIl nazionale. Il PNRR con i suoi quasi 200 miliardi messi sul tavolo è sicuramente un investimento ingentissimo. Gli stimoli economici attesi sono alti.

Il Capitolo 4 del PNRR Italia Domani ha titolo “valutazione dell’impatto macroeconomico“, illustra gli effetti economici attesi. Questo articolo ne sintetizza i contenuti.

PNRR e PIL: impatto macroeconomico

Dopo aver illustrato in un precedente articolo quelli che sono gli “effetti attesi” e gli “obiettivi” del PNRR (e del NGEU) occorre concentrarsi sugli effetti economici indiretti che gli investimenti e le riforme messi in campo dovrebbero determinare nei confronti del “sistema Italia”.

Il Capitolo 4 di Italia Domani, da pag. 247 (vai al portale e scarica il Piano) sviluppa varie stime degli effetti economici indiretti attesi dalla realizzazione del PNRR stesso.

Una prima stima è quella basata sul modello di calcolo predisposto dalla Commissione Europea detto QUEST. la simulazione prevede che entro il 2026 siano impegnate tutte le risorse previste, comprese quelle del Fondo Nazionale Complementare (un totale di circa 180 miliardi di euro).

Lo studio preavvisa che la “capacità” dei vari tipi di investimenti a “stimolare” sviluppo economico non è uniforme. I settori più “performanti” saranno in ordine: energia, telecomunicazioni, trasporti, ricerca e sviluppo, formazione ed aggiornamento.

L’impatto del PNRR viene stimato nei confronti di più elementi: PIL, consumi privati, investimenti, importazioni ed esportazioni. Chi fosse interessato troverà approfondimenti nelle stesso Capitolo 4, a seguire parliamo dei soli legami tra PNRR e PIL, forse i più indicativi.

Lo studio abbraccia previsioni che vanno dal 2021 al 2026, ipotizza tre possibili scenari: basso, medio, alto, dal meno favorevole al migliore. Si prevede che sino al 2022 l’andamento dei tre scenari sia comparabile, poi si differenzia negli anni.

In sintesi al 2026 potremmo registrare un aumento del PIL, dovuto al PNRR, che va dal +3,6% nel migliore dei casi a un +1,8% nell’ipotesi bassa. L’efficienza degli investimenti sarà il fattore che determinerà quale dei tre scenari ipotetici si realizzerà. Sarà decisivo l’aver saputo selezionare progetti con alto impatto sullo sviluppo.

Viene chiarito che i  migliori risultati saranno possibili se la Pubblica Amministrazione saprà coordinarsi e funzionare al meglio, evitando ritardi e problemi a bandi e progetti. Bisognerà in sintesi riuscire a ottimizzare la “messa a terra dei fondi”. Da questo punto di vista possiamo dire di non essere sulla buona strada purtroppo, vedi articolo PNRR che si sgonfia.

Un modello di impatto simulato alternativo

Il Capitolo 4 di Italia Domani presenta un secondo studio sul collegamento tra PNRR e PIL, incentrato come il QUEST sugli effetti degli investimenti (le “realizzazioni” del PNRR). Questa volta il modello di calcolo è MACGEM-it. La simulazione in questo caso prevede un effetto al 2026 del +3,1%.

Questo modello di calcolo analizza gli effetti degli investimenti disaggregati per le 16 componenti e le 6 missioni del PNRR. L’effetto totale di incremento del 3,1% atteso nel periodo 2024-2026 dovrebbe essere ripartito tra missioni così:

  • M1 Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo +0,8%
  • M2 Rivoluzione verde e transizione ecologica +0,7%
  • M3 Infrastrutture per una mobilità sostenibile +0,3%
  • M4 Istruzione e ricerca +0,5%
  • M5 Coesione e inclusione +0,4%
  • M6 Salute +0,3%

Ai fini statistici sappiamo che le risorse complessive disponibili saranno così ripartite: Investimenti pubblici 61,8%, Spese correnti 12,2%, Incentivi alle imprese 18,7%, Trasferimenti alle famiglie 5%, Riduzione dei contributi datoriali 2,4%. Tra le varie voci di spesa il 32,6% sarà investita per realizzare costruzioni, 18,7% trasferimenti alle imprese, 12,4% prodotti informatici e ottici, queste le principali voci.

Lo studio prevede che il PNRR porterà ai vari settori economici, dal 2021 al 2026 il seguente incremento di valore aggiunto:

  • Costruzioni 3,3%
  • Attività immobiliari 2,8%
  • Commercio al dettaglio 2,7%
  • Commercio all’ingrosso 1,3%
  • Istruzione 1%
  • Attività legali e contabilità 0,9%
  • Prestazioni di servizi finanziari 0,8%
  • Servizi alloggio e servizi ristorazione 0,8%
  • Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte 0,7%
  • Programmazione e consulenza informatica 0.6%

Il PNRR stimolerà il PIL soprattutto grazie all‘incremento di investimenti pubblici e privati e dei consumi privati, è atteso un leggero effetto di  calo dell’export e di aumento dell’import (settore elettronica-informatica). Registreremo anche  un forte impatto occupazionale.

PNRR e PIL: impatto delle riforme

Anche dalle riforme previste dal PNRR (così come dalle realizzazioni-investimenti di cui detto sopra) è atteso un impatto sull’economia del Paese. Sarà un impatto più o meno positivo in funzione della maggiore o minore efficacia che le riforme sapranno dimostrare.

Sempre nel già citato Capitolo 4 del PNRR troviamo anche la stima degli impatti economici delle riforme, si tratta di una simulazione realizzata adattando i dati disponibili al modello QUEST.

Come già detto l’impatto delle riforme è direttamente collegato alla loro efficacia, ai fini della stima si è ipotizzato una efficacia “standard” delle riforme, il futuro ci dirà se con questa scelta si è peccato di ottimismo o meno.

Ecco le tre riforme principali e le relative previsioni:

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Lo studio dice che Il miglioramento dell’efficienza della PA permetterebbe migliori performance alle imprese e all’economia. La riforma punta sul ricambio generazionale, l’aumento di produttività, la selezione del personale, la semplificazione e la digitalizzazione. La stima dice che una riforma efficace potrebbe corrispondere ad un incremento del PIL attorno all’1% nei primi 5 anni che si potrebbe trasformare in un +2,3% dopo i 10 anni. Un sogno!

GIUSTIZIA Se ne vorrebbe aumentare l’efficienza e ridurre i tempi di intervento, perciò si ritiene di intervenire migliorando il supporto al Magistrato nella fase istruttoria e investendo sul capitale umano e la digitalizzazione. Ne verrebbe un miglioramento della contendibilità dei mercati e uno stimolo agli investimenti nel Paese di capitali interni ed esterni. Processi più veloci significherebbero aumento della produttività nel sistema economico. Si stima che una buona riforma potrebbe stimolare nei 5 anni +0,2% di PIL e +0,5% nel lungo periodo.

CONCORRENZA ED IMPRESE Obiettivo della riforma è rendere i mercati nazionali più concorrenziali e capaci di attirare capitali.  Le nostre imprese dovrebbero divenire più competitive per costi produttivi e qualità dei prodotti, ci sarebbe meno delocalizzazione e la nascita di maggior numero di nuove imprese. Se il tutto funziona la stima parla di +0,2% di PIL in 5 anni e + 0,5 % nel lungo periodo.

Nel complesso la stima per il complesso delle tre categorie di riforme arriverebbe nei 5 anni a un + 1,4% di PIL e nel lungo periodo ai + 3,3% di punti di PIL.

A fronte del peso di questi dati fa specie che i media non mettano mai in evidenza l’importanza delle riforme e lo stato dell’arte. Parlano di PNRR riferendosi quasi esclusivamente dell’arrivo dei soldi  del loro ritardo, segno di non buon servizio ai cittadini e di limitata profondità di analisi.

Per completare il capitolo degli effetti economici delle riforme, sempre al Capitolo 4 di Italia Domani, troviamo che gli investimenti dedicati al mezzogiorno potranno determinare uno sviluppo corrispondente a +1% del PIL al 2026, le politiche di genere e generazionali stimoleranno una maggior occupazione e un riequilibrio di genere e generazionale sul lavoro.

PNRR e PIL: riflessioni

Dopo avere compreso il legame che unisce “PNRR e PIL”, visto che l’argomento cardine di questo forum è la riforma della Pubblica Amministrazione, la prima riflessione va fatta proprio su questo tema. Evidente come tra le stime degli effetti economici delle riforme quella con maggiore potenziale è la riforma della PA.

Le simulazioni dicono che la riforma della PA impatterebbe nel lungo periodo forse più dell’effetto macroeconomico complessivo di tutti gli investimenti. Questo la dice lunga dell’importanza di una PA efficiente  per la salute del Paese, e di quanto sia penalizzante non avervi posto rimedio ormai da decenni.

Il dibattito pubblico e quello politico, purtroppo ignorano l’importanza della riforma della PA in atto.

Altro aspetto degno di riflessione è che gli studi di impatto stimano che avremo effetti sul PIL per i prossimi 10 anni. Questo significa che la sinergia  tra “PNRR e PIL” ha una scadenza temporale, dopo questo momento potremo contare solo sulla qualità degli investimenti e delle riforme realizzati con il PNRR.

Sicuramente una volta esaurita la spinta economica dei soldi “messi in giro dal PNRR”, i conti statali perderanno un positivo fattore di traino, saranno però sfortunatamente ancora gravati a lungo dai debiti accesi dal PNRR.

Nel medio-lungo periodo aver acceso i debiti-PNRR si rivelerà conveniente solo se avremo saputo mettere in campo progetti e riforme capaci di produrre benefici duraturi nel tempo

Analizzando l’impostazione gestionale del PNRR (di tutti i PNRR) si nota una massiccia presenza di strumenti atti a garantire il controllo dell‘utilizzo coerente dei fondi e della realizzazione delle riforme vedi articolo. Per contro spicca una relativa carenza di strumenti a garanzia della qualità ed efficacia delle ricadute che scaturiranno da investimenti e riforme.

L’aver posto l’accento più sulla corretta gestione dei fondi che sulla qualità delle ricadute future, sta a dire che Bruxelles con il suo NGEU pubblicamente sbandiera alti obiettivi idealistici (green deal ecc), sotto banco però non dimentica l’importanza dell’impatto economico dell’intervento pubblico (legame PNRR e PIL) a breve termine. 

Il “piacevole” effetto del PNRR sul PIL sicuramente ha stimolato l’intera classe politica ad aderire “con entusiasmo” al PNRR. Conosciamo la mentalità dei nostri politici: concentrarsi sugli effetti di breve periodo, disinteressarsi alle soluzioni di lungo periodo

Questa “innata miopia mentale dei politici nostrani” potrebbe spiegare la scelta nazionale di accedere a più fondi possibile PNRR (siamo di gran lunga i più indebitati d’Europa). Un modo per fare bella figura (impatto sul PIL) nei primi anni, senza preoccuparsi troppo degli effetti e degli strascichi futuri (debiti ai nipoti).

Effettivamente notiamo che le continue polemiche politiche sul PNRR sono principalmente incentrate sul volume dei soldi e non sull’efficacia degli interventi: si battibecca  solo sull’arrivo, sul ritardo, sulla perdita delle “tranches da Bruxelles”. Questa è forse l’ulteriore dimostrazione che alla classe politica l’immediato arrivo e distribuzione di una montagna di denari interessa più che il modo con cui i fondi si utilizzano e produrranno ricadute in futuro.

Una delle prime conseguenze indesiderabili di tutto ciò è che con questo PNRR “oversize” si è probabilmente arrivati a sovraccaricare il “sistema Italia” (la PA e le imprese) oltre quelle che sono le sue capacità di spendere con efficacia tutti quei soldi entro il 2026 Vedi quali potrebbero essere i rischi.

E’ meglio concentrarsi a massimizzare l’arrivo dei fondi  o converrebbe valutare  a che punto sono i lavori sul campo? capire quali progetti e riforme possono dare in futuro ricadute positive e utili e quali no?

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Tag: , , Last modified: 8 Agosto 2023