PRIMO ATTO, INTRODUZIONE
Carissimi, grandi e piccini, dovete sapere che Sottoitrenta è un Reame sperduto, avvilluppato per gran parte dell’anno dalle fumose nebbie dell’ideologia, un magico mondo dove tutto ciò che manca di senso pratico può divenire reale.
In un angolo remoto delle contrade di questo fumoso Reame, circondata da pigre campagne, sorge la sonnolenta cittadina di Votosemprequelli, un piccolo mondo dove da anni, anni e altri anni ancora, non avviene nulla ma proprio nulla di nuovo.
Il paradiso della noia! Voi direte. No invece perché finalmente qualcosa è accaduto.
Giunge voce che pochi giorni fa nella polverosa biblioteca di Votosemprequelli un ragazzotto rovistando tra i libri si è ritrovato tra le mani un antico manoscritto incompleto nelle sue parti conclusive.
Il ritrovamento in breve è divenuto l’argomento centrale di discussione dei cittadini. Si tratta del testo di una favola, una vecchia favola, talmente vecchia che anche i votasemprequellesi, conservatori per natura, non ne ricordavano l’esistenza.
Una storia per bimbi intitolata “il Volpone nel pollaio”. Il fatto che la storia manchi di una conclusione ha appassionato tutti in paese, tanto che si sono formate dalle fazioni agguerrite, ognuna delle quali vorrebbe proporre un proprio finale alla storiella.
In breve a Votosemprequelli l’atmosfera si è elettrizzata, la contesa tra le fazioni è salita di tono. I capofazione motivano quotidianamente i propri sopportatori, ognuno cerca di sovrapporsi e azzittire l’altro. Sono entrati in gioco cantastorie, strilloni, menestrelli e pifferai, addobbate locande, imbanditi tavolini con bandiere e dipinti colorati. La cittadina è irriconoscibile. Il viandante che già ebbe ventura di percorre queste vie, ora ne sarebbe sorpreso.
Il regnante di Sottoitrenta venne a conoscenza dell’accaduto mentre era assorto a contare sassolini nel greto di un torrente (statistica dei flussi e delle correnti), prese subito lo spunto per emanare un nuovo atto.
Editto metropolitano.
Al fine di riportare calma e sonnolenza in quel di Votasemprequelli
Noi ordiniamo:
Che nel sesto mese dell’anno corrente siano consegnatə a tuttə ə cittadinə alcunə sassolinə con i colorə delle fazionə disputantə la singolar tenzone.
Ognuna/o potrà depositare il sassolino della fazione preferita nelle apposite bisacce di cuoio bovino, approntate all’uopo presso i palazzi del potere.
La fazione che raccoglierà più sassolinə potrà imporre il proprio finale alla favola per i prossimə 5 annə.
Chi desidera depositare più sassolinə può farne richiesta, sarà valutata ma sarà respinta.
Al fine di non fratturare ə sassolinə è sconsigliato il ballottaggio.
Ovviamente nessuno deve mai superare i 30 km orarə, 15 ancora meglio, 5 l’ideale.
Noi questo decidiamo Voi questo dovete rispettare”.
Tutte e tutti in paese ormai non vedono l’ora che arrivi la fatidica data della raccolta dei sassolini, sperando che per la fiaba venga scelta la propria conclusione preferita.
A questo punto del racconto tutti voi lettori sarete impazienti di conoscere subito la parte nota della favola. Pazientate un attimo, prestate attenzione, seguite la nostra pagina e saprete tutto nella prossima puntata.
Qualsiasi riferimento a persone o fatto reali è casuale
SECONDO ATTO
Come promesso ecco a voi la parte nota della favola presa direttamente dal “manoscritto di Votiamosemprequelli”.
Sedetevi comodi, tenetevi pronti, non pensate ad altro. Quando sentirete le magiche parole “c’era una volta” chiudete gli occhi, trattenete il fiato e dispiegate le iridescenti ali della fantasia.
The old fox and the young chickens
C’era una volta….
In un tempo indefinito sospeso tra il mito e gli archetipi, un vecchio volpone acciaccato dagli anni e dalle vicende della vita.
Egli amava passeggiare nelle campagne. L’ombra dei pioppi dalla chioma mossa lievemente dal vento, le rive di un ruscello verdastro con i riflessi del cielo, il veloce e silenzioso volo di un passero, il fruscio delle zampe nell’erba alta, lo ammaliavano ogni volta. L’esperto predatore in questi frangenti entrava in un’altra dimensione, sentiva lo scorrere del tempo rallentare, pulsando lentamente sino a fermarsi, a quel punto, ogni volta iniziava a riaffiorare il passato.
In quei momenti la sua mente si distaccava dalla realtà e vagava, come un cucciolo felice, in quelle distese sospese sopra il mondo delle fiabe, la prateria dei bei ricordi.
Il volpone riviveva i bei tempi andati quando lui era capo di una confraternita di volpi dalla coda rosso fuoco, indiscussi dominatori delle campagne e di tutti i pollai. Compagni tra compagni, tutti ai suoi comandi. Tempi passati, lunghi anni d’oro. Bei ricordi che la nostalgia, come fosse l’intruglio di uno stregone, rende ancora più belli enfatizzandone i momenti felici e oscurando quelli tristi.
Anche la mente delle volpi rosse, come quella umana, tende a ricordare solo le cose belle!
Inutile dire che finiti i momenti d’estasi, uscito dal viaggio nei ricordi, in cuor suo, sotto il pelo rosso e nel profondo del suo intimo animale, il volpone soffriva, si arrovellava. Egli non poteva rinunciare all’idea di riprendersi il suo paradiso perduto, ritornare finalmente sulla poltrona di capo di quelli che comandano su stradelle, radure e pollai.
A dire il vero un tentativo di ritorno alla ribalta il vecchio volpone già lo aveva esperito, in un territorio diverso e più grande di quello natale. Finì purtroppo con un nulla di fatto, un’inutile manciata di sabbia tra le dita delle zampe e l’orgoglio parecchio ammaccato.
Questo palese e sonoro insuccesso invece di togliergli velleità, regalargli lucidità, fargli capire che ormai i tempi erano cambiati, ebbe effetto contrario. Il fallimento divenne ulteriore motivazione, non si rassegnò, la sua natura non poteva essere smentita, egli era nato e formato per sedere su quella poltrona.
E finalmente accadde.
Un giorno di fine primavera con i ciliegi ormai senza più ciliegie, durante una delle sue solite passeggiate nel contado, il Volpone udì un vocio di polli proveniente da dietro un muro diroccato. Diede uno sguardo e si accorse che i malcapitati pennuti si erano messi in una posizione dalla quale non sarebbero potuti sfuggire al suo attacco.
Il volpone si preparò, calcolò i tempi e le distanze del balzo, si rannicchiò per caricare i muscoli, l’acquolina gli bagnò la lingua.
Un attimo prima del salto ferale un refolo di vento portò alle sue narici dilatate l’odore dell’erba appena tagliata e alle sue orecchie tese i discorsi dei pollastri. Si fermò a gustarsi il momento come a volerlo scolpire nella memoria. Fu in quel preciso momento che alcune delle parole dei volatili da cortile l’incuriosirono, lo paralizzarono. In fin dei conti non c’era fretta, si mise in ascolto.
Gli astanti pennuti discutevano di come prendere il controllo del pollaio, estromettendo gli esperti galletti che da sempre lo gestivano e con i quali erano entrati in conflitto. Era chiaro che i pollastri avevano in comune con il volpone la passione per il potere ma a sua differenza erano inesperti, digiuni delle strategie e abilità politiche indispensabili. Insomma più che dei polli dei polletti, galletti emergenti, di buona volontà ma poca prospettiva.
Ed ecco che alcuni centimetri sotto il punto centrale della linea ideale che corre tra le rosse orecchie pelose del volpone, proprio là nel suo cervello e nella sua mente ferina, scoccò una scintilla. Sarebbe stata l’idea buona per realizzare il proprio progetto di ritorno alla ribalta?
Dite la verità care lettrici e cari lettori siete curiosi di sapere cosa è successo dopo? Certo che sì, ma dovrete pazientare, continuare a seguirci e a breve saprete tutto il resto. Non mancate la prossima puntata, ne vale la pena.
Qualsiasi riferimento a persone o fatto reali è casuale
TERZO ATTO
Dove eravamo rimasti? Ah certo il vecchio volpone era indeciso se mangiarsi i polletti o meno.
Il volpone invece di balzare sui pollastri schiarì la voce e si presentò loro facendosi avanti, disse “cari pollastri io credo che pur essendo diversi noi abbiamo…per così dire…umh…un obiettivo comune”.
I polletti erano atterriti: “mangia prima lui è più tenero, no no prima lui io tengo famiglia”. Per un momento lungo un’eternità fu il panico, il sole sembrò diventare incandescente, le ali tremavano penzolando sui fianchi. Poi visto che non succedeva nulla i polli ricomposero le penne arruffate per lo spavento, ripreso il contegno consono al loro rango e ascoltarono guardinghi il furbo predatore. Contemporaneamente cercavano disperatamente possibili vie di fuga.
“Il nostro…uhm… obiettivo comune…direi che il termine è appropriato…uhm, è prendere il controllo, io il controllo delle volpi rosse voi del pollaio. A me farebbe comodo il consenso del vostro pollaio, lo potrei aggiungere a quello di alcune vecchie volpi rosse che mi sono ancora fedeli, per riappropriarmi della mia vecchia poltrona. Se voi mi consegnerete le chiavi del pollaio io vi aiuterò a liberarvi dei vecchi galletti spelacchiati con i quali siete in lotta. Quando poi finalmente avremo insieme ripreso il controllo…uhm…della faccenda…uhm, farò avere anche a voi, soffici comode poltrone dove potrete..uhm…appollaiarvi…uhm e mostrare finalmente a tutti le penne multicolori della vostra coda da galletto e fare chicchiricchì a squarciagola”.
Le parole del volpone ammaliarono i pollastri, fluirono nelle loro orecchie come balsamo e arrivarono direttamente a bussare alle porte della loro fame di potere. Dolci come miele, le parole più tenere e accattivanti che avevano mai udito da quando erano usciti dall’uovo. Il volpone certo era vecchio ma sapeva sempre contarla sù giusta (poi darla da bere ai polli non è difficile).
Come un sol pollo scattarono sull’attenti “signorsì signor volpone tu sarai la mente e noi il braccio, ai tuoi ordini, tu parla che noi eseguiamo”.
Il volpone non poteva crederci, aveva trovato dei polli che si fidavano di una volpe, il loro atavico nemico, disposti a consegnargli il pollaio con tanto di simboli e bandiere. Era così bello che inizialmente si insospettì, poi pensò “in effetti la volpe della fiaba sono io, questi gonzi sono polli mica aquile” e si tranquillizzò.
Da allora i sentieri e i campi del contado videro spesso volpi rosse e polli neri passeggiare assieme chiacchierando amabilmente, dandosi spalluccia, come se fosse la cosa più naturale del mondo delle fiabe.
In tutte le fiabe però ad un certo punto qualcosa va storto, e i piani dei cattivi si inceppano. E’ il fato fiabesco sempre alla ricerca del lieto fine, che tende a riportare l’ordine e l’armonia. La nostra fiaba non fa eccezione ovviamente.
Accade una sera d’autunno, alcuni banchi di nebbia a tratti gravavano come fumo denso e umido sul contado anticipando nello spirito la sensazione di inverno. Un senso di freddo, di divisione, di rancore sopito.
Fu allora che nel pollaio scoppiò il parapiglia, i vecchi galletti con i loro lunghi speroni gialli non volevano saperne proprio di condividere il pollaio con le volpi, quelle stesse volpi rosso fuoco da sempre nemiche.
La proposta dei polletti volpo-collusi fu ritenuta folle e respinta. Fu la spaccatura del pollaio, piume penne e addirittura penne biro volarono al cielo, urla e urlacci in libera uscita dai becchi spalancati, i volatili non si fecero mancare lo scambio di anatemi, maledizioni e querele. Una baraonda peggio dell’ultimo temporale estivo che aveva divelto il tetto al pollaio.
Alcuni cantastorie narrano che i polletti ambiziosi furono cacciati, altri che se ne andarono spontaneamente sbattendo la porticina del pollaio con le loro tozze alette. Di fatto si chiuse un’epoca nel mondo dei polli.
Da allora non ci fu più un solo pollaio nel contado bensì due, i polletti non riuscendo a estromettere i vecchi galletti pensarono bene di fondarne un loro pollaio e metterlo a completa disposizione delle volpi rosse.
Nella cerimonia di inaugurazione del nuovo pollaio, i galletti dominanti giurarono solennemente, di fronte ai loro pulcinotti, che avrebbero dimostrato a tutti di essere gli unici e soli veri polli nel territorio. “i veri polli siamo noi nessun altro può dire altrettanto, abbiamo il simbolo”.
E qui dobbiamo fermarci.
A questo punto purtroppo finiscono i fogli del manoscritto, quelli finali si sono perduti lasciandoci con il fiato sospeso e la bocca aperta. Questa lacuna fu la causa che ha poi dato il via alla disputa in quel di Votiamosemprequelli, il seme da cui sono germinate le fazioni.
La favola sembra finire qui ma noi, per voi, solo per voi, andremo oltre. Seguiteci, fidatevi e non perdete assolutamente la prossima puntata, è la più interessante.
Qualsiasi riferimento a persone o fatto reali è casuale
QUARTO ATTO, ALCUNI FINALI
La curiosità è una brutta compagnia, ti può assalire nel sono o mentre passeggi tra le vie di Votiamosemprequelli, un continuo agguato dal quale chi narra vuole preservare chi ascolta.
Per questo vi proponiamo i vari finali che le fazioni in lizza vorrebbero dare alla fiaba, a voi scegliere quale può essere la più adatta per concludere la fiaba del volpone nel pollaio.
Le fiabe sono indirizzate ai più piccoli e hanno anche scopo educativo, noi suggeriamo che la vostra scelta premi quel finale che possa fare da monito, quello che meglio regali ai bimbi, e pure a molti adulti, saggezza ed equilibrio.
La decisione però è solo vostra, sta a voi decidere quale sassolino mettere nel sacco, quando sarà il giorno, Non sbagliate a scegliere, da voi dipende il finale della favola che vi sentirete raccontare per i prossimi 5 anni.
Primo finale: Il volpone torna sulla poltrona, prima versione
Alla fine contro le previsioni di tutti i maghi le streghe e sondaggisti del regno, gli sforzi del volpone e dei polletti arrembanti sono premiati, il volpone finalmente riprende possesso della sua poltrona.
A questo punto il vecchio pollaio e i vecchi galletti incassano la batosta, la loro epoca sembra concludersi, forse è ora di accomodarsi mestamente nel giardino del mito dei pennuti. Nessuno però conosce il proprio destino in anticipo, neppure il destino del vecchio pollaio, chissà potrebbe essere argomento in futuro per un’altra favola a lieto fine.
Per i giovani galletti iniziò un periodo di feste, balli, parate con bandiere colorate, esibizione orgogliosa di piume pettorali e di penne del posteriore sciorinate al vento.
Finiti i festeggiamenti, anche nelle fiabe a volte i periodi tristi prendono il sopravvento su quelli d’oro.
Fu la brama di potere dei pollastri a tradirli, finì per scontrarsi con la medesima brama che muoveva il vecchio volpone. Inevitabilmente fu scontro, entrambi volevano la stessa cosa, la supremazia.
Il volpone a questo punto ricompatta tutte le volpi rosse e ha buon gioco nel liberarsi degli inesperti ed ingenui pollastrelli. Essi mollarono le poltrone dicendo con orgoglio “ce ne andiamo ma sia chiaro a tutti che abbiamo dimostrato di essere gli unici veri polli in circolazione”, raccolsero applausi bipartisan.
Purtroppo per i polli tutti, vecchi e nuovi, tutto ciò fu una sconfitta su tutti i fronti, con i loro scontri interni hanno finito per snaturarsi e per autosconfiggersi pesantemente.
Il volpone e tutte le volpi rosse vissero a lungo felici e contenti.
Morale della favola: non metterti mai con chi è più furbo ed esperto di te!
Secondo finale: Il volpone torna sulla poltrona, seconda versione
Alla fine contro le previsioni di tutti i maghi e le streghe del regno, gli sforzi del volpone e dei polletti sono premiati, il volpone finalmente riprende possesso della sua amata poltrona.
A questo punto il vecchio pollaio e i vecchi galletti incassano la batosta, per il resto vale quanto scritto nel finale precedente.
Per i giovani galletti, anche stavolta inizia un periodo di feste, balli, parate, esibizioni di penne e piume al vento ecc..
Anche nelle fiabe però a volte periodi meno brillanti prendono il sopravvento su quelli d’oro.
Pollastrelli e volpone anelavano il potere allo stesso modo, si preparava uno scontro senza esclusione di colpi.
Ai leader dei galletti rampanti fu subito chiarito brutalmente, dalle volpi rosse all’unisono, che se volevano mantenere la poltrona avrebbero dovuto chinare la cresta.
In fin dei conti, pensarono i pennuti, una poltrona l’avevano e non c’era motivo di perderla solo per essere coerenti con sé stessi. D’altra parte riflettendoci sopra, era anche vero poi che tutti i pulcinotti rimasti nel pollaio erano pur sempre polli, difficilmente avrebbero fatto storie. In fin dei conti obbedire agli ordini ha i suoi vantaggi, alleggerisce di pensieri il cervello, seguire un capo è rassicurante.
Aver tolto la poltrona a un volpone rosso era già un grande successo dei polletti, da rivendicare al mondo, averla poi immediatamente consegnata a un altro volpone rosso era solo un piccolo danno collaterale.
Accettarono di buon grado di essere la ruota di scorta della corte del vecchio volpone, si premurarono di essere una ruota di scorta sempre ben bene cromata e lucida.
Il volpone e tutte le volpi rosse vissero a lungo felici e contenti. Anche i galletti rampanti tutto sommato vissero felici, leggermente meno delle volpi ma felici.
Morale della favola: chi si accontenta gode, magari solo a metà!
S’è fatto tardi, ci sono altri impegni, questa tappa si chiude qui. Caro lettore che fin’ora ci hai seguito con pazienza in questo racconto, tieni duro non ci abbandonare, un ultimo sforzo per l’ultima puntata, non te ne pentirai.
Qualsiasi riferimento a persone o fatto reali è casuale
QUINTO ATTO, ALTRI FINALI
Terzo finale: il volpone non riconquista la poltrona, prima versione
Il finale meno radioso, speriamo non succeda ma potrebbe succedere e se succede poi succede, non dite che non lo avevamo detto!
Alla fine come secondo le previsioni di tutti i maghi e le streghe del regno, gli sforzi del volpone e dei polletti coraggiosi furono vani. In macelleria in questi casi si affigge il cartello “niente trippa per i gatti”.
Le volpi rosse respingono l’assalto del loro ex capo, per lui niente poltrona, nessun miracolo né incantesimo pur essendo in una fiaba.
I cantastorie raccontano che il vecchio volpone in extremis tentò un ultimo salto mortale, cercò un accordo con i vecchi galletti, pur essendo consapevole di rivolgersi a chi aveva sempre trattato da nemico.
Disperato dovette prendere atto di quello che non considerò prima: la sua azione divisiva sui polli aveva totalmente esacerbato i conflitti tra polli. Fu impossibile anche per un esperto affabulatore come lui aprire un dialogo. Gli fu preferita una gita al mare.
Rimpianse amaramente con lacrime salate e sincere di non aver tenuto conto anticipatamente che se vuoi un pollaio al completo non puoi permetterti di estromettere nessuno, ormai era tardi.
Il vecchio volpone non riprese mai più possesso della sua amata poltrona. Finì mestamente i suoi tempi, visse ancora a lungo e in salute ma in compagnia di rimpianti e ricordi.
Passeggiava su e giù per la contrada tra profondi sospiri e scuotendo il capo. I concittadini intitolarono “viottolo del tramonto” il suo abituale percorso.
Nel vecchio pollaio i vecchi galletti erano sconfitti ma sereni dentro, qualcuno racconta di averli visti ridere sotto i baffi, non ci pare plausibile ma chissà. Si riorganizzarono e continuano per tutti gli anni a venire la loro attività di contrasto alle volpi rosse, come tradizione.
Per i gallinacei rampanti fu sconfitta su tutti i fronti, anche nelle fiabe in questi casi si dice “cornuti e mazziati”. Non ottennero poltrone e persero credibilità fra quei poveri polli che gli avevano dato credito. Vista la loro inesperienza non si ripresero mai più, non ebbero mai più un’altra occasione così favorevole per affermarsi, ahi loro maldestramente sprecata.
Le volpi rosse vissero a lungo felici e contente, escluso il vecchio volpone ovviamente. Anche i vecchi galletti non se la passarono male riprendendo il loro ruolo di riferimento tra i polli. Pietoso velo sui pollastri rampanti.
Morale della favola: chi semina vento raccoglie tempesta.
Quarto finale: il volpone non riconquista la poltrona, seconda versione
Speriamo non succeda ma potrebbe succedere e se succede poi non dite che non era prevedibile!
Alla fine come secondo le previsioni di tutti i maghi e le streghe del regno, gli sforzi del volpone e dei polletti coraggiosi furono vani. Riassumendo: niente trippa per i gatti, idem sopra. Le volpi rosse respingono l’assalto del loro ex capo.
Nelle fiabe tra fatine e bacchette magiche, i miracoli sono sempre dietro l’angolo anche se per gli settici sono solo colpi di scena non proprio inattesi.
Da buona vecchia volpe rossa quale era, il nostro eroe valutò che i suoi recenti alleati, i polletti, non avevano numeri sufficienti per essere ancora utili. Agì d’astuzia (contro i polli non è complicato) e in poco tempo riuscì ad estromettere i pochi galletti rampanti che non abbassavano la cresta, prese il controllo dei pulcinotti e del nuovo pollaio conservandone il consenso (la parte utile).
Il vecchio volpone non riprese possesso della sua amata poltrona, si accontentò di una poltrona dell’opposizione. Non dimenticò mai la poltrona da capo, attendeva pazientemente gli eventi, ricucendo pazientemente con le volpi rosse, senza trascurare i “suoi polli” ovviamente.
Come è finita per il volpone? Chissà, potrebbe essere argomento di una fiaba futura: “Mai dire mai, in Italia si è sempre al voto e tutti possono sempre cambiare bandiera”. Sarebbe una fiaba a lieto fine? bohoo, alcuni dicono che non c’è due senza tre!
Per il vecchio pollaio e i vecchi galletti, idem con patate al finale numero 3.
Per i gallinacei rampanti fu un “cornuti e mazziati”, vedi quanto sopra. I leader rampanti stavolta non se la sentirono di dire orgogliosamente “ce ne andiamo ma sia chiaro a tutti che abbiamo dimostrato di essere gli unici veri polli in circolazione”, chissà perché, avrebbero tutti applaudito.
Le volpi rosse vissero a lungo felici e contente, anche il vecchio volpone tutto sommato se la cava. Per gli altri come sopra.
Morale della favola: non è solo il lupo che perde il pelo ma non il vizio, forse pure la volpe!
Qualsiasi riferimento a persone o fatto reali è casuale
Qui finisce il nostro racconto, speriamo di avervi divertito e interessato.
Ringraziamo tutti grandi e piccini per l’attenzione e la pazienza, nel congedarci ci permettiamo (non abbiatene a male) di chiedere di ricordarvi di noi quando sceglierete i sassolini da porre nell’urna.
p.s. Noi siamo polli, non maghi, potrebbero naturalmente succedere altri finali alternativi, questi che vi abbiamo contato sembrerebbero i più quotati, almeno per i nostri umili cervelli da gallina.
Come ogni sentiero, ogni fiaba che inizia incontra prima o poi la sua fine.