Il dilemma delle fonti energetiche: uno dei principali problemi nelle agende di tutti gli Stati.
Uno dei fattori di crescita di un Paese è la sua disponibilità energetica, intesa come quantità di energia complessivamente disponibile e utilizzabile. La disponibilità dovrebbe essere sufficiente a coprire i fabbisogni a costi competitivi sul mercato.
Recentemente tutti hanno imparato cosa può comportare sul piano politico ed economico l’avere o non avere autosufficienza energetica ed una adeguata programmazione nazionale in materia.
Evidente la centralità che assume la “questione energetica” nella vita delle comunità e dei singoli e le sue ricadute immediate e in prospettiva futura.
La recenti congiunture hanno ribadito che la politica energetica è strategica per ogni Paese. La questione è però complessa e costituita da aspetti plurimi molti dei quali non sempre noti, l’argomento richiede un approccio su più fronti.
Il dilemma delle fonti energetiche: limiti e impatto delle non rinnovabili
Tutti i Paesi hanno necessità di accedere a sufficienti approvvigionamenti energetici per sostenere il proprio sviluppo economico.
In ogni Paese l’energia è prodotta in differenti modi utilizzando diverse fonti. Ognuno privilegia le fonti energetiche più adeguate al proprio livello di sviluppo economico e sociale.
La scelta del tipo e del mix di fonti energetiche utilizzate è legato al costo della fonte e alla possibilità di accedervi: disponibilità di risorse naturali e/o di tecnologie adeguate.
Si stima che agli attuali ritmi, le riserve di fonti non rinnovabili possano “durare” per 200 anni circa il carbone e circa 50 anni gas e petrolio. Evidente che conviene subito puntare su fonti energetiche rinnovabili e sul nucleare pulito.
Il consumo medio pro capite mondiale, di energia, corrisponde a 2,4 MW/anno. Un aspetto del dilemma delle fonti energetiche è che se ipoteticamente tutti gli abitanti del Pianeta raggiungessero il consumo medio europeo di 6 MW, si otterrebbero due effetti
- i combustibili fossili disponibili non sarebbero sufficienti a coprire la richiesta complessiva.
- la CO2 prodotta provocherebbe un incremento della temperatura globale.
Quali fonti energetiche utilizziamo?
Attualmente la rappresentazione percentuale del mix di fonti energetiche utilizzate nel mondo per la produzione di energia primaria è la seguente
Come si vede la parte del leone la fanno le fonti fossili, nell’ordine Petrolio, Carbone e Gas.
Si prevede che entro il 2030 avremo un calo di 2 punti percentuali dell’uso del petrolio e di 4 punti del carbone, entrambe queste fonti dovrebbero essere sostituite da rinnovabili. Tale stima è precedente la guerra in Ucraina, evento che potrebbe modificare la previsione.
Il dilemma delle fonti energetiche: energia o ambiente?
A fronte della comune esigenza energetica di ogni Stato, sono possibili differenti strategie per garantirsi il mix di fonti energetiche desiderato. Il dilemma è la qualità ambientale della fonte energetica. Le fonti energetiche possono essere più o meno impattanti.
Non tutte le economie hanno stesso approccio al dilemma delle fonti energetiche e alla transizione energetica. Influiscono la sensibilità ambientale della società, il grado di benessere e sviluppo economico, la qualità e la quantità di risorse cui si può accedere.
Le difficoltà evidenziatesi nel trovare accordi condivisi in risposta della crisi climatica, dimostrano come ogni Paese operi in modo indipendente le scelte energetiche che ritiene più convenienti, questo finirà per influire sullo stato di salute del Pianeta.
Il pericolo delle scelte non coordinate
Una politica e delle scelte energetiche “vincenti” sono per un Paese un notevole strumento per aumentare il peso economico e tecnologico nel contesto globale, c’è grande competizione, ognuno corre con la sua ricetta.
L’Unione Europea è quella che per ora ha maggiore “enfasi green”, prevede di arrivare al 40% di fonti rinnovabili nel 2030, Cina e USA intendono ridurre l’uso di carbone e rimpiazzarlo con rinnovabili. Il Giappone intende ridurre del 20% l’utilizzo di fonti fossili
Il subcontinente Indiano soddisferà la sua esplosiva (LINK) domanda energetica principalmente con carbone e petrolio. Tutto il reso del mondo di fatto non può permettersi le energie rinnovabili punterà su energie fossili al minor costo.
In definitiva si assisterà a un abbandono delle fonti fossili (a favore delle rinnovabili) da parte dei paesi avanzati e all’aumento del loro utilizzo nei paesi emergenti e poveri. Ogni Paese va per la propria strada per ora i tentativi di coordinarsi a tutela dell’ambiente non sembrano efficaci.
Per l’ambiente saranno decisivi la velocità e il volume dei cambiamenti: prevarrà la corsa al “nuovo impiego” dei fossili (negli emergenti) o quella della loro sostituzione con le rinnovabili (paesi avanzati)?. Va ricordato a tal proposito che anche le tecnologie rinnovabili hanno una loro impronta CO2.
Ancora non è chiaro da che parte penderà l’ago della bilancia, dipenderà probabilmente dalla velocità e dai volumi di “sostituzione” delle rinnovabili rispetto i fossili.
Rischi per la sicurezza energetica e per la transizione green
Altro aspetto del dilemma delle fonti energetiche è rappresentato dalla sicurezza energetica di ogni Paese.
La sicurezza energetica di un Paese corrisponde alla garanzia di soddisfare le proprie esigenze energetiche attuali e future. I recenti accadimenti hanno aggiunto al concetto di sicurezza anche quello di autosufficienza energetica, che lo rafforza.
L’indipendenza e la prosperità di un Paese è legata anche al fatto che sia garantito senza vincoli, l’accesso alle fonti energetiche preferite in quantità sufficiente, da quì discende la necessità di dotarsi di un “piano energetico” e di una strategia e risorse adeguate per attuarlo.
L’attuale contesto vedeva, almeno fino alla crisi Ucraina, il calo globale degli investimenti per l’approvvigionamento di petrolio e gas, a fronte di un cambio di paradigma che mette al centro il green.
Questo faceva prevedere entro il 2030 una carenza delle offerte di gas e petrolio rispetto le richieste mondiali, gap che difficilmente lo sviluppo delle fonti green potrà colmare. Questo potrebbe significare per alcune aree non poter soddisfare le proprie esigenze energetiche con i conseguenti indesiderabili risvolti economici e sociali.
Troppe variabili in gioco
I riflessi della crisi Ucraina diventano ulteriore tassello del dilemma delle fonti energetiche. Le ricadute potrebbero portare oltre alla diversificazione dei fornitori di gas e petrolio, anche un rallentamento della svolta green e dell’introduzione di fonti rinnovabili, il che aggraverebbe di fatto la situazione appena descritta: aumenterebbero le richieste dei “fossili” già in carenza.
Uno degli effetti attesi dallo sviluppo delle rinnovabili è l’effetto concorrenza rispetto le fonti fossili, con l’aumento dell’offerta rinnovabile si ipotizzava un conseguente calo generalizzato dei costi energetici. La paventata carenza di approvvigionamenti fossili, di fatto, si opporrà a tale effetto di discesa dei prezzi, un ulteriore ostacolo alla transizione green.
Altra variabile che potrebbe frenare la transizione green è che per i paesi avanzati l’eventuale “abbandono” del controllo, trasporto e commercio delle fonti fossili, con conseguente “presa in carico” delle attività da parte dei paesi in via di sviluppo, potrebbe rivelarsi fonte di svantaggio competitivo. Il “cambio del gestore” potrebbe significare per i Paesi avanzati in futuro un accesso alle fonti fossili a prezzi meno competitivi rispetto gli altri player emergenti.
Tutto questo significa che la transizione green è una scommessa ad alto rischio. Si può vincere ma occorre che tutti, Stati e stackeholder, facciano bene tutte le scelte.
Il dilemma delle fonti energetiche: alcune note
Consumo pro capite medio
Quando si parla di energia uno degli aspetti analizzati è il consumo pro capite medio, solitamente questo dato è direttamente correlato al Prodotto Interno Lordo del Paese.
Solitamente i paesi con PIL maggiori hanno anche maggiori consumi pro capite, è vero anche che i vari Paesi a PIL elevato presentano tra loro, consumi pro capite ben differenziati.
Il consumo energetico pro capite medio è espresso in Mega Watt per anno, per avere un’idea si ricordi che il consumo di un emergente come l’india è 0,6 MW/anno, quello cinese è 2mw/anno, UE e Giappone 6 MW, USA 11,4 MW.
Intensità energetica
Un altro elemento interessante da conoscere è che ogni Paese ha una diversa efficienza dell’uso dell’energia, è il concetto dell’intensità energetica, un modo “macraeconomico” di stimare i consumi energetici.
In termini pratici possiamo dire che per produrre una stessa unità, di PIL, di un prodotto o di un servizio, alcuni Paesi consumano meno energia e viceversa.
Questo fa capire che le diverse economie si confrontano anche dal fronte della loro efficienza di sfruttamento dell’energia necessaria a sostenere le varie attività, dalla produzione dei beni di consumo ai servizi sociali.
Questo significa che per essere competitivi bisogna anche saper produrre coniugando alto valore aggiunto a bassa intensità energetica.
Per curiosità: USA è uno degli Stati a peggior intensità energetica, in particolare il Dipartimento della Difesa USA è l’organizzazione a maggior consumo. Il Giappone è una degli Stati più efficienti e virtuosi dal punto di vista intensità energetica
L’efficienza e il tasso dei consumi energetici di una nazione sono guidabili e gestibili tramite una serie di misure e/o Leggi che fanno parte della cosiddetta “politica energetica” di cui è indispensabile dotarsi in modo efficace.
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