Uno sguardo al fisco del futuro
Per il fisco del futuro esistono una serie di elementi di rischio che qualora si inneschino potrebbero determinare indesiderati e pericolosi cali del flusso di entrate.
Lo scopo ultimo di un buon sistema impositivo è quello di garantire nel tempo un flusso di entrate costante e congruo alle esigenze di spesa statale. Per ogni popolo, entrate fiscali congrue e costanti, rappresentano la garanzia dello sviluppo e mantenimento del proprio livello di civiltà.
Nessuno conosce il futuro ma tutti possiamo immaginare e prepararci per quelle che sono le sfide e le criticità che ci attenderanno più avanti nel nostro cammino. Questo vale anche per il sistema impositivo.
Si tratta di fenomeni che possono interessare sia il breve che il lungo periodo, devono comunque essere monitorati gestiti e contrastati per tempo. Questa è la sfida per il fisco del futuro e deve essere giocata da tutto il paese.
I rischi del breve periodo
Nel breve periodo sono da tener in conto quegli elementi capaci di manifestarsi in poco tempo andando a incidere sul bilancio statale corrente.
Possono verificarsi “rischi di policy“, come per esempio la scelta infelice di un nuovo “tax mix” che finisce per deprimere o rendere volatile il gettito in entrata. LINK
“Rischi legali” quando per esempio, per svariati motivi, lo Stato è obbligato a pagare ingenti indennità di danno.
Per finire “Rischi economici” dovuti a una congiuntura negativa dell’economia che ricade poi come minore gettito fiscale.
I rischi di breve periodo, in genere, debbono essere analizzati e individuati in fase della stesura di ogni bilancio di Stato. Quando poi dovessero manifestarsi vanno prontamente corretti nei loro effetti negativi già nell’esercizio di bilancio successivo.
Si può ritenere che la buona gestione dei rischi del breve periodo è legata alla qualità, coesione e efficienza del governo in carica. Il governo in carica infatti dispone dei mezzi e dello spazio temporale per intervenire, sta a lui saper agire bene.
Anche nel fisco del futuro sarà necessario gestire a modo i rischi del breve periodo.


Il fisco del futuro: i nuovi pericoli vengono dal lungo periodo
I fattori di rischio di lungo periodo che possono insidiare il flusso del gettito fiscale, hanno la caratteristica di incubare latenti per parecchi anni (anche decenni) fino a raggiungere una dimensione e un peso tali da determinare effetti negativi tangibili per gli incassi.
La pericolosità è dovuta al fatto che quando gli effetti negativi si manifestano, perdurano poi molto a lungo negli anni. Le contromisure adottate non possono comunque avere impatto risolutivo sul bilancio corrente e su quelli immediatamente seguenti.
Unico modo di contrasto è predisporre strategie preventive frutto di costante programmazione e monitoraggio. Strategie poi attuate al bisogno in modo tempestivo e con interventi di contrasto continuativi. Il fisco del futuro non potrà prescindere.
Ogni Stato dovrebbe dotarsi di uno strumento per la valutazione dei rischi che interessano le politiche fiscali e il suo utilizzo dovrebbe essere routine.
Si tratta di una guerra di lungo periodo e come tale non può combatterla un singolo governo nell’arco della sua legislatura, deve essere sforzo comune a tutte le parti politiche e ai governi susseguenti nel tempo. A corredo del sistema impositivo va adottata un’unica metodica di gestione del lungo periodo con linee d’intervento condivise da tutti; se ogni governo in carica blocca e azzera i lavori del precedente con scelte opposte, saremo sempre al punto zero.
Tutti abbiamo sentore di quanto la nostra classe politica manchi sia delle doti di programmazione che di visione condivisa degli interessi nazionali, le doti necessarie in questo caso. Per un Paese è un enorme punto vulnerabile, si potrebbe affermare che “questo è il male che alla lunga finirà per distruggerci”.
In pratica due sono le tipologie di fenomeni di rischio per il lungo periodo: fenomeni socioeconomici ed ambientali, dinamiche demografiche.
1 Dinamiche di popolazione
Per l’Italia il trend demografico, al netto della componente emigrazione-immigrazione, è in declino. Dagli attuali 60 milioni di abitanti ci si attende un calo a 55 milioni tra 40 anni.
Un calo di abitanti corrisponde al calo dei soggetti interessati dal prelievo fiscale con l’effetto di diminuire il potenziale flusso delle entrate fiscali e delle risorse statali.
Va considerato anche che l’aspetto dell‘età media della popolazione. La nostra tende a diventare la popolazione più anziana del pianeta.
L’invecchiamento della popolazione significa un minor numero complessivo di forza lavoro, la premessa di una contrazione dell’economia e dell’entrata fiscale. L’unico rimedio sarebbe riuscire ad aumentare proporzionalmente la produttività del lavoro.
Altro aspetto dell’elevata età media è che proporzionalmente sempre maggiori numeri di cittadini diverranno pensionati. A questo punto saremo sempre di più ad utilizzare i servizi pubblici e sempre in meno a sostenerne il costo con le tasse. Le voci principali della spesa pubblica sono rappresentate dai capitoli pensioni e sanità.
Il “rigonfiamento demografico” determinatosi nel Paese nel periodo del boom economico del dopoguerra farà sì che nei prossimi 20 anni la voce pensioni diventerà sempre più incidente tra i costi, per poi riscendere ai livelli attuali. Bella sfida per il fisco del futuro.
Paradossalmente quello appena descritto è un effetto negativo dovuto a un boom demografico, non a un trend in calo. Il che dimostra la necessità di monitorare programmare e gestire per tempo tutti i sensi di trend dei fenomeni interessanti.
Resti beninteso che i pensionati hanno pieno diritto al loro stato sociale avendo già dato ampiamente il loro contributo.
Effetto simile a quanto descritto per i pensionati può capitare per quella parte di immigrazione che non riesce ad integrarsi nel mondo del lavoro regolare. Questi godendo del welfare senza contribuire al fisco, si inseriscono in un quadro già critico di suo, consumando risorse senza nulla contraccambiare.
Quella delle dinamiche di popolazione è problematica già nota. Un “buon” fisco del futuro richiede già da oggi l’avvio di interventi sulla produttività del lavoro e la gestione e integrazione dell’immigrazione.
2 Componenti socioeconomiche ed ambientali
Molteplici sono le componenti socioeconomiche ed ambientali che alla lunga, se non gestite al meglio, potrebbero, in ottica “fisco del futuro”, provocare squilibrio nel sistema impositivo.
Alcune componenti sono collegate alla produttività e innovazione, altri all’impatto della digitalizzazione e globalizzazione, per finire ci sono anche il cambiamento climatico e l’economia circolare.
Tutte queste componenti richiedono un efficace intervento di controllo e guida da parte del sistema Paese, non possono essere gestite direttamente da parte del sistema impositivo, che ne subisce gli effetti passivamente.
Capacità di innovare e migliorare la produttività
La produttività di un Paese è misurata dal rapporto tra il PIL prodotto e le ore lavorate, più è alta la produttività maggiore è la crescita economica e quella del salario medio reale. Purtroppo l’Italia da due decenni ha una crescita di produttività del lavoro inferiore agli altri paesi industrializzati.
Il soggetto attivo della produttività nazionale sono le imprese, esse riescono a produrre di più quando le politiche fiscali non condizionano le loro scelte e sono libere di miscelare al meglio capitale e lavoro utilizzando innovazione organizzativa e tecnologia.
L‘innovazione, in tutti i suoi aspetti, da quello di prodotto a quelli organizzativi comunicativi, di marketing ecc. è ingrediente indispensabile per migliorare la produttività, specie in un mondo che si muove vertiginosamente.
Ecco alcune sfide che il Paese non può perdere se desidera, tra l’altro, garantire efficienza al fisco del futuro.
DIFFICOLTA’ A FARE IMPRESA rispetto i concorrenti esteri (59° posto mondiale 2020), è una delle cause di scarsa produttività nazionale. Si tratta di un cumulo di difficoltà che incontra l’impresa, da quello burocratico per l’avvio di attività, a quello ad accedere al credito, al pagare le imposte, ad ottenere il rispetto dei contratti e avere giustizia ecc LINK.
Tutto questo fardello impedisce alle imprese il raggiungimento della dimensione aziendale minima necessaria a recuperare produttività, a investire in ricerca e sperimentazione, ad essere competitiva con l’estero e attrarre capitale.
Nel nostro Paese ci sono circa 760.000 PMI la loro natura e le loro dimensioni rappresentano ormai una difficoltà, per esse è fondamentale aumentare dimensione e livelli produttivi, per riuscirci una delle strade è passare sul mercato estero ma solo il 4% di esse lo fa (o lo sa fare).
Se un tempo la dimensione piccola poteva essere un vantaggio oggi nel mercato globale non lo è più o almeno potremmo dire che serve un “piccolo” parecchio più “grande” di un tempo.
LIVELLO MEDIO DI ISTRUZIONE E COMPETENZA, ingrediente senza il quale è difficile fare innovazione. La percentuale di laureati nazionale e troppo bassa, si dovrebbe passare dal 20% attuale al 40%, i percorsi di studio sono poco allineati alle esigenze del lavoro.
Troppi laureati non trovano lavoro o non è adatto, troppi giovani non studiano ne cercano lavoro (NEET).
Tra le lauree conseguite la percentuale di quelle in scienze, tecnologie, ingegneria e matematica (STEM) è troppo bassa. Le imprese investono poco in formazione.
A causa dei bassi salari medi e delle strutture produttive a basso valore aggiunto è in aumento un flusso migratorio di chi ha competenze.
CARENZE STRUTTURALI E DIVARIO NORD SUD nonostante i vari interventi negli anni, il divario di produttività e di tasso occupazionale tra nord e sud del Paese non diminuisce mai anzi incrementa.
Una delle cause sulla quale evidentemente non si è ancora saputo incidere è la carenza strutturale del sud, strutture fisiche come le reti di trasporto ma anche strutture digitali.
Il Paese in generale ha bisogno di nuove strutture e della manutenzione di quelle in essere per favorire la produttività. Importanti sono le risorse digitali che molto influiscono sulla produttività della forza lavoro, anche in questo settore ci troviamo a rincorrere la concorrenza.
L’adeguamento delle strutture richiede anche investimento in ricerca e sviluppo, un altro fronte dove l’Italia non brilla rispetto i concorrenti ne a livello pubblico ne privato.
Globalizzazione e digitalizzazione
I criteri di tassazione classicamente adottati dai sistemi tributari individuano i produttori di reddito (da assoggettare ad imposta), in base alla loro localizzazione fisica nel territorio statale.
La globalizzazione e la digitalizzazione hanno però creato nuovi modi di fare business che hanno raggiunto volumi enormi. La dematerializzazione dell’attività economica e l’indipendenza tra reddito creato e territorio statale rappresentano una enorme sfida per i sistemi tributari. Grossa grana per il fisco del futuro!
Un tempo le transazioni economiche si svolgevano nelle normali strutture commerciali, oggi non è più così a causa delle transazioni P2P, della possibilità di fare impresa in un territorio senza insediarvisi, e anche grazie all’importanza economica raggiunta dallo scambio dei dati (nuove “materie prime”).
In definitiva rispetto al passato i sistemi impositivi si vedono sottrarre dalla “nuova economia” l’egemonia su una notevole fetta delle potenziali fonti di introito.
Già oggi ma ancor più nel fisco del futuro, i sistemi impositivi compreso il nazionale, dovranno trovare nuovi modi per “relazionarsi” con diverse componenti della nuova economia per ricavare anche da loro il giusto tributo di entrate fiscali.
Uno degli elementi critici sono le PIATTAFORME MULTILATERALI ONLINE (Google, Facebook, Spotify, Airbnb….), luoghi dove le aziende attive sul web “spostano” i profitti laddove meglio sfuggono alle tasse, provocando erosione fiscale per gli Stati sovrani. Si è alla ricerca di una soluzione che soddisfi tutti.
BLOKCHAIN tecnologia di gestione dei dati alternativa ai Dbase e registri centralizzati gestiti dalle autorità. Si tratta di un registro digitale crittografato costituito dalla creazione ed aggiunta di una serie di blocchi di dati. Ogni blocco viene conservato così come fu creato senza che sia possibile modificarlo, la creazione del blocco può o meno seguire un protocollo che garantisce compatibilità. Al momento il controllo di transazioni blockchain è problematico per il fisco. Blokchain non è gestito da nessuno in esclusiva, è consultabile da tutti non è falsificabile, è la base per nuovi modelli commerciali indipendenti decentralizzati per scambi su scala globale, come per esempio il sistema delle criptovalute. Il punto forte di questa tecnologia è che si può avere un coordinamento sicuro senza necessità di centralizzazione, esattamente l’opposto di un sistema centralizzato sotto il controllo statale. E’ garantita tutta la sicurezza senza la necessità di nominare nuove autorità o strutture di controllo.
GIG E SHARING ECONOMY sistemi che permettono lo scambio di lavoro o di condividere beni da utilizzare. La gig economy per esempio scambia lavoro autonomo tra aziende e privati senza vincoli o contratti, questo rende difficile l’imposizione di tasse e contributi, a danno del gettito. Si sta cercando un modo di normare il settore.
TASSAZIONE ALLE MULTINAZIONALI l’economia digitale introduce per i sistemi impositivi due difficoltà rispetto le imprese Multinazionali. Primo scatena la concorrenza fiscale tra Stati: corsa a abbassare le aliquote per attrarre investimenti e attività, cioè soggetti d’imposta. Secondo il dilemma di individuare il luogo di tassazione del reddito prodotto dalle multinazionali e determinare la base imponibile. Sono in corso trattative OCSE tra stati e imprese al fine di trovare una soluzione che limiti la concorrenza fiscale garantendo minimi livelli impositivi.
COMPLIANCE FISCALE una delle possibilità favorite dalla digitalizzazione, si tratta di un accordo tra Stato e Imprese/contribuenti con il fine di migliorare le percentuali di adempimento fiscale (meno evasione ed elusione) garantendo in cambio semplificazione e garanzie contro i possibili rischi fiscali e legali. Molta parte del tax gap (imposta non riscossa) è dovuto ad “errori e negligenze” del contribuente (in Italia il 20% del tax gap), strumenti che correggono le dichiarazioni in automatico possono limitare questa problematica. Ne giovano fisco e contribuente, in Italia il processo è partito nel 2015 sicuramente farà parte del fisco del futuro.
Climate change
La premessa del capitolo è che si ragiona a prescindere dal sostenere o criticare posizioni ideologiche e da valutazioni sulle politiche nei confronti del climate change di Governo e Comunità Europea. Sono da considerare sia gli effetti dell’aumento di temperatura che quelli delle politiche per il contenimento.
Per capire la portata della questione ambientale si tenga conto per esempio della stima FMI secondo cui per gli USA, paese dall’economia robusta e resiliente, un incremento della temperatura di 3° a fine secolo corrisponderebbero a un meno 4% del PIL.
La stabilità dei prezzi, a livello locale e globale, può subire gli effetti di eventi meteorologici estremi. Si pensi alla attuale crisi del mercato dell’energia. Si pensi ai costi per riparare i danni a persone e cose dovuti a catastrofi ambientali.
Si consideri anche come l’adeguamento tecnologico “di transizione verde” necessario potrebbe spostare gli equilibri economici e di potere tra gli attuali blocchi economico-sociali mondiali. Per intenderci possiamo pensare ai vantaggi che deriveranno alla Cina leader assoluto della produzione di batterie, dal passaggio alla mobilità elettrica. Idem per le energie rinnovabili. L’andamento economico di alcuni Paesi ne trarrà beneficio altri danno.
Andrebbe anche considerato un indesiderabile “effetto combinato”. Alle “imposte verdi” quali carbon tax e simili, già presenti e in rapida moltiplicazione, si potrebbero aggiungere gli aumenti di costo delle materie prime e dei servizi, causate da una corsa alla transizione green troppo spinta. L’effetto combinato potrebbe risultare insostenibile economicamente per famiglie ed imprese.
Detto questo è evidente che l’impatto delle politiche climate change ha effetto sensibile per le tasche dei cittadini e di conseguenza ne influenza le scelte economiche, a ricaduta poi reagiscono la salute economica del Paese e il volume della raccolta fiscale.
Vista l’attualità possiamo anche considerare tra gli elementi “ambientali” anche gli effetti di eventi catastrofici tipo l’attuale epidemia Covid. Fattori imprevedibili che hanno effetto immediato sull’economia e che peseranno a lungo negli anni condizionando le future politiche di bilancio con le loro ricadute.
Le vicende e gli effetti legati alla gestione della problematica ambientale sono destinate a perdurare per molti anni, richiederanno un approccio pragmatico e sistematico per garantire l’equilibrio del bilancio costi-benefici degli interventi.
Ogni scelta messa in campo dovrebbe essere ponderata prima e monitorata poi nelle ricadute, che potrebbero essere indirette in altri settori (vedi crisi del costo energetico o quella dei microchip). La sostenibilità di ogni intervento si ottiene quando si tutelano contemporaneamente gli effetti ambientali, sociali, economici e fiscali sia nel breve che nel lungo periodo.
Uno sguardo sul fisco del futuro: Conclusioni
Se come illustrato nei precedenti articoli sul tema “fisco&tasse” ( LINK LINK LINK LINK ) è chiaro che la situazione attuale richiede validi correttivi, è altrettanto chiaro che per garantire un futuro tranquillo e di sviluppo al Paese non sarà sufficiente solo una riforma del sistema impositivo.
Si dovrà mettere mano al sistema Paese, al suo approcio con le molte variabili delle sfide future. Da solo nulla potrebbe il sistema fiscale che in fin dei conti “raccoglie i frutti” dello grado di salute economica del Paese.
Sarà anche necessario un lavoro sistematico negli anni che dapprima analizzi individui e quindi gestisca per tempo con adeguati correttivi, una serie non breve di elementi e criticità già noti a cui altri potrebbero aggiungersi.
La responsabilità è di tutta la Politica e dei cittadini a cui è richiesto un accordo di unità di intenti duraturo negli anni. La sfida comprende difficoltà non da poco, come recuperare produttività, governare la nuova economia, gestire e rendere sostenibili i flussi demografici, la transizione verde ecc.
Forse la sfida più grande è proprio quella che dovrebbe essere la meno faticosa: riuscire a mettersi insieme nel bene di tutti.
NOTA molti degli spunti e dei dati utilizzati nell’articolo vengono da un pregevole lavoro di analisi di “PWC TLS Avvocati e Commercialisti”, va riconosciuta la qualità e complessità del lavoro. LINK
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